IL PSI DI CRAXl (1976-1987)

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Saro Freni

IL PSI DI CRAXl (1976-1987)

Mimesis Edizioni – 312 pp.

Recensione di Luca Cirillo per PALCOSCENICO

In un tempo in cui la politica appare sempre più consumata dall’immediatezza, dalla semplificazione e da una perdita progressiva di memoria storica, libri come Il PSI di Craxi di Saro Freni assumono un valore che va oltre la semplice ricostruzione storiografica. L’opera si colloca infatti in uno spazio prezioso e oggi raro: quello dell’approfondimento, della riflessione critica e del tentativo di comprendere una stagione politica complessa senza indulgere né nella nostalgia né nella demonizzazione.

Il libro affronta una delle fasi più discusse della storia politica italiana del secondo Novecento: il Partito Socialista Italiano durante la leadership di Bettino Craxi. Un periodo che ha segnato profondamente il sistema politico, le dinamiche di governo, il rapporto tra partiti e società, e che continua ancora oggi a generare letture polarizzate. Freni sceglie invece una strada più ambiziosa e, proprio per questo, più utile: quella dell’analisi contestualizzata.

Il PSI di Craxi non è un’agiografia, ma nemmeno un atto d’accusa. È piuttosto un tentativo di restituire complessità a una vicenda storica spesso ridotta a slogan, giudizi sommari o semplificazioni mediatiche. L’autore ricostruisce il ruolo del PSI all’interno del sistema politico italiano, mostrando come il craxismo abbia rappresentato al tempo stesso una rottura e una continuità: rottura rispetto a un socialismo subalterno, marginale o identitario; continuità rispetto a una tradizione riformista che cercava spazio tra i blocchi ideologici della Guerra Fredda e le rigidità della Prima Repubblica.

Uno degli aspetti più interessanti del volume è l’attenzione al partito come organismo collettivo, e non solo come proiezione del suo leader. Freni insiste sul PSI come struttura politica, culturale e sociale, analizzandone i gruppi dirigenti, le tensioni interne, le ambizioni e le contraddizioni. In questo senso, Craxi emerge come figura centrale ma non totalizzante: un leader che ha inciso profondamente sul partito, ma che non può essere compreso se isolato dal contesto politico, internazionale e istituzionale in cui ha operato.

La scrittura è chiara, ordinata, accessibile anche a chi non possiede una formazione specialistica, ma non rinuncia alla precisione concettuale. Questo equilibrio rende il libro adatto a un pubblico ampio: studiosi e appassionati di storia politica troveranno un impianto argomentativo solido; i lettori meno esperti potranno invece avvicinarsi a una stagione storica spesso raccontata in modo frammentario o ideologico. È proprio questa capacità di tenere insieme rigore e divulgazione uno dei maggiori punti di forza del volume.

Nel ripercorrere le scelte politiche del PSI craxiano, Freni non elude i nodi problematici: il rapporto con il potere, le ambiguità del finanziamento ai partiti, la trasformazione del linguaggio politico, la personalizzazione della leadership. Tuttavia, tali elementi vengono inseriti in un quadro più ampio, che consente al lettore di comprendere le ragioni, le pressioni e le logiche di un sistema politico oggi profondamente mutato. Ne emerge un ritratto meno schematico, in cui errori e innovazioni convivono, così come idealità riformiste e compromessi discutibili.

La lettura del libro invita anche a una riflessione più generale sul presente. In un’epoca in cui la politica sembra aver perso spessore storico e capacità progettuale, il racconto di una stagione in cui i partiti erano ancora luoghi di elaborazione culturale e di conflitto ideale risulta particolarmente significativo. Non si tratta di rimpiangere il passato, ma di interrogarsi su ciò che è andato perduto: la complessità del dibattito, la centralità delle idee, il senso della responsabilità storica.

Il PSI di Craxi contribuisce dunque a riaprire uno spazio di discussione che appare oggi necessario. Riportare la politica dentro la storia, sottrarla alla cronaca effimera e alla polarizzazione sterile, significa anche restituirle dignità culturale. In questo senso, il libro di Saro Freni svolge una funzione importante: non offre risposte definitive, ma strumenti per capire; non chiede adesioni, ma attenzione critica.

In definitiva, si tratta di un’opera che merita di essere letta non solo da chi è interessato al socialismo italiano o alla figura di Craxi, ma da chiunque voglia comprendere meglio le trasformazioni della politica contemporanea. In un panorama editoriale spesso dominato da testi rapidi e semplificatori, Il PSI di Craxi rappresenta un invito alla lentezza, alla profondità e alla memoria: tre elementi indispensabili per restituire senso alla parola “politica”.

A completare e arricchire il volume contribuisce la prefazione di Bobo Craxi, figlio di Bettino, che si distingue per misura, lucidità e capacità di sintesi. Lontana da ogni tentazione commemorativa o difensiva, la prefazione offre invece una chiave di lettura particolarmente efficace quando definisce il PSI guidato dal padre come un vero e proprio “laboratorio di idee”. Un’espressione che restituisce bene il senso di una stagione in cui il partito socialista fu non solo forza di governo, ma anche luogo di elaborazione culturale, sperimentazione politica e confronto intellettuale. La prospettiva adottata da Bobo Craxi dialoga con l’impianto del libro di Freni, rafforzandone l’approccio analitico e contribuendo a collocare quella esperienza storica all’interno di un dibattito più ampio sul ruolo dei partiti e delle idee nella democrazia contemporanea.

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