L’amore ai tempi del colera, Mike Newell racconta la passione che non conosce età

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Romantici e sensuali a ogni età! Javier Bardem e Giovanna Mezzogiorno sono i protagonisti del film tratto dal capolavoro di Gabriel García Márquez. Un grande affresco sentimentale che celebra l’amore eterno, il desiderio e la libertà di amare anche nella vecchiaia.

Con mano dolce e ispirata, ma anche con ardente passione, il regista Mike Newell, già autore di Harry Potter e il calice di fuoco e Mona Lisa Smile, dipinge un grandioso affresco cinematografico dedicato all’amore eterno e agli infiniti, mutevoli piaceri dell’eros.

Il film è L’amore ai tempi del colera, tratto dall’omonimo romanzo del Premio Nobel per la letteratura Gabriel García Márquez, una storia che attraversa oltre mezzo secolo di passioni, attese, separazioni e desideri mai sopiti.

Al centro della vicenda troviamo Florentino Ariza, interpretato da Javier Bardem, e Fermina Daza, cui presta il volto una straordinaria Giovanna Mezzogiorno.

Florentino ama Fermina fin dalla giovinezza, con una dedizione assoluta, quasi ossessiva. Ma la vita li conduce lungo strade diverse, imponendo loro scelte, rinunce e lunghissime separazioni. Il sentimento di Florentino, tuttavia, sopravvive al trascorrere degli anni, alle delusioni e persino agli altri incontri amorosi.

Fino a quando, ormai anziani, i due protagonisti riescono finalmente a ritrovarsi e a vivere quell’amore rimasto per tanto tempo sospeso.

Ed è proprio nel finale che il film raggiunge uno dei suoi momenti più delicati e potenti: Florentino e Fermina fanno l’amore con una tenerezza profondamente romantica, dimostrando che la passione non appartiene soltanto alla giovinezza.

L’amore non ha età, e nemmeno il desiderio

È questo, a mio avviso, il messaggio più intenso dell’opera di García Márquez, che Newell riesce a trasferire sul grande schermo con notevole sensibilità.

L’amore non conosce età, così come non dovrebbe conoscerla il diritto di assaporare i piaceri della sensualità.

Giovani e anziani hanno lo stesso diritto di amare, di desiderare, di cercare nell’altro non soltanto un’affinità spirituale, ma anche il calore di un abbraccio e la pienezza dell’unione fisica.

In questo senso, la scena conclusiva assume un valore quasi simbolico: l’amore ardente della giovinezza e quello più delicato della vecchiaia si incontrano, si fondono, diventano espressioni diverse di un medesimo sentimento.

È un modo elegante e coraggioso per affrontare un tabù che, ancora oggi, la società fatica a superare: la sessualità nella terza età.

Newell non la rappresenta come qualcosa di insolito o imbarazzante, ma come una naturale prosecuzione della vita affettiva, una possibilità di felicità che il tempo non può e non deve cancellare.

E proprio questa concezione dell’amore, insieme romantica e profondamente carnale, costituisce l’anima dell’intero film.

Cartagena, un affresco cinematografico tra pittura e sensualità

Ma L’amore ai tempi del colera non è soltanto una grande storia sentimentale. È anche un’opera di straordinaria suggestione visiva, nella quale il regista manifesta un autentico amore pittorico per gli ambienti, i paesaggi e i personaggi.

Gli incantevoli scorci colombiani di Cartagena, città nella quale si svolge buona parte della vicenda, affiorano sullo schermo come dipinti animati dalla luce e dal colore.

Sono immagini che, per delicatezza e armonia, richiamano alla memoria la tavolozza di Jean-Baptiste Camille Corot, capace di trasformare un paesaggio in una visione poetica.

Ma Newell sa anche abbandonarsi a una sensualità più esplicita, quasi sfacciata, che ricorda certe atmosfere pittoriche di Federico Zandomeneghi, soprattutto quando la macchina da presa si sofferma sulla bellezza e sul fascino delle figure femminili sudamericane.

La fotografia, gli ambienti e i costumi contribuiscono a ricreare un universo sospeso tra realtà e suggestione, perfettamente in sintonia con la scrittura di García Márquez.

Giovanna Mezzogiorno, un’interpretazione da Oscar

In questo scenario così ricco di fascino, Giovanna Mezzogiorno offre un’interpretazione che non esito a definire da Oscar.

La sua Fermina Daza possiede una bellezza intensa, ma soprattutto una straordinaria complessità emotiva. È una donna capace di esprimere orgoglio, fragilità, desiderio e riservatezza, senza mai perdere la propria forza.

Proseguendo nella metafora pittorica, mi piace immaginarla come la Fornarina di Raffaello Sanzio, la donna amata e ritratta dal grande artista, nella quale carnalità e castità convivono in un equilibrio affascinante.

È proprio questa duplice natura a rendere così convincente la prova dell’attrice italiana: una sensualità mai ostentata, accompagnata da una profondità sentimentale che dà spessore al personaggio.

Al suo fianco, Javier Bardem restituisce con intensità la lunga e tormentata attesa di Florentino, un uomo che attraversa gli anni senza riuscire a liberarsi del sentimento che ha segnato la sua esistenza.

Un film da non perdere, dunque, capace di unire, come pochi altri, il più puro romanticismo alla più accesa sensualità.

Un’opera che ci ricorda come il tempo possa trasformare i corpi, le abitudini e le circostanze della vita, ma non necessariamente spegnere il desiderio di amare.

Osvaldo Contenti


Curiosità

Nel film Florentino Ariza lavora inizialmente come telegrafista. Una professione che richiama quella di Gabriel Eligio García, padre dello scrittore Gabriel García Márquez, anch’egli telegrafista.

Un particolare biografico che contribuisce a sottolineare il legame tra l’universo narrativo del romanziere colombiano e la sua storia familiare.

Come si evince chiaramente dagli incantevoli scorci colombiani di Cartagena (dove si svolge buona parte della trama), che affiorano qua e là, con lampi paesaggistici degni della tavolozza di Jean-Baptiste Camille Corot. Ma anche con la sfrontata sensualità degna di un Federico Zandomeneghi, quando Newell decide di dichiarare tutto il suo evidente trasporto per le bellezze femminili sudamericane. E in tale contesto, Giovanna Mezzogiorno (in una strepitosa interpretazione, che non esito a definire da Oscar), proseguendo nella metafora artistica, è come “La fornarina”, amata e ritratta da Raffaello Sanzio, con lo stesso grado di carnalità e castità. Un film da non perdere, quindi, che unisce, come pochi, il più puro dei romanticismi alla più accesa sensualità.

Curiosità

Nel film il personaggio di Florentino Ariza è un modesto telegrafista, guarda caso come lo era Gabriel Eligio García, padre di Gabriel García Márquez.

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