MONAMOUR, il nuovo film di Tinto Brass
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“Monamour”, liberamente ispirato al romanzo Amare Leon di Alina Rizzi, è la storia d’amore tra una veneziana, Marta (interpretata dall’uzbeca Anna Jimskaya), e un francese, Leon (Riccardo Marino). Da qui la crasi franco-veneta del titolo, tra la parola “mona” e “amour”.

La vicenda si svolge durante il Festivaletteratura, che si tiene ogni anno, in agosto, a Mantova. «Galeotto – spiega Tinto Brass – è stato Palazzo Te, con gli affreschi di Giulio Romano. La loro sensualità pagana mi metteva a mio agio».

È proprio in questo palazzo che Marta, arrivata nella città lombarda per accompagnare al Festival il marito Dario (Max Parodi), un manager editoriale troppo preso dai suoi impegni per accorgersi della deriva sentimentale e sessuale della moglie, incontra Leon. Tra i due scoppia subito la passione, quella stessa passione che Marta non riesce più a provare nei confronti del marito.

Marta confida tutto a un diario e, quando il marito lo trova e legge quelle pagine che gli rivelano l’ebbrezza del proibito, la vertigine del sospetto e la voluttà del dubbio, si riaccende in lui la passione per la moglie. Perché, come recita una battuta del film, «la gelosia è il più potente degli afrodisiaci».

Il regista e i protagonisti
Tinto Brass, nato a Milano il 26 marzo 1933 ma veneziano d’adozione, è uno dei registi più celebri e controversi del cinema italiano. Dopo gli esordi nel cinema d’autore e sperimentale, dagli anni Settanta ha legato sempre più il proprio nome al cinema erotico, firmando pellicole diventate celebri come Salon Kitty, Caligola, La chiave, Miranda, Paprika, Così fan tutte, Monella e Fallo!. Nei suoi film l’erotismo, il voyeurismo, il tradimento e soprattutto l’esaltazione della sensualità femminile sono diventati elementi inconfondibili del suo stile.

Anna Jimskaia, che in Monamour interpreta Marta, è nata a Tashkent, in Uzbekistan, da madre ucraina e padre russo. Prima di diventare attrice ha praticato ginnastica artistica e danza e ha lavorato anche come acrobata nel circo. Arrivata in Italia alla fine degli anni Novanta, ha lavorato come fotomodella e studiato recitazione, muovendo i primi passi anche a teatro. L’incontro decisivo è proprio quello con Tinto Brass, che nel 2005 la sceglie come protagonista di Monamour, affidandole il ruolo che la rende nota al grande pubblico. In seguito ha continuato a recitare tra cinema e televisione, apparendo anche in Le badanti e Loro di Paolo Sorrentino.

Riccardo Marino interpreta invece Leon, l’affascinante francese che durante il Festivaletteratura di Mantova conquista Marta e la trascina in una relazione trasgressiva. Monamour rimane il titolo al quale è maggiormente legato il suo nome: nel film di Brass forma con Anna Jimskaia la coppia intorno alla quale ruota l’intera vicenda erotica.

Max Parodi, nato a Genova il 22 settembre 1967, prima di diventare attore ha avuto anche un passato da calciatore e da animatore nei villaggi turistici. Il suo incontro con Tinto Brass arriva negli anni Novanta: il regista lo sceglie come protagonista maschile di Monella e successivamente lo richiama in diversi suoi film, tra cui Trasgredire, Senso ’45, Fallo! e infine Monamour, dove interpreta Dario, il marito di Marta. Parodi ha lavorato anche in numerose produzioni cinematografiche e televisive, tra cui Paparazzi, Simpatici & antipatici, Vita Smeralda, L’allenatore nel pallone 2 e Nessuno mi può giudicare.

Le curiosità di Monamour
Girato nel 2005, Monamour è uno degli ultimi lungometraggi diretti da Tinto Brass e nasce liberamente dal romanzo Amare Leon di Alina Rizzi. Alla sceneggiatura lavorarono, oltre allo stesso Brass, Carla Cipriani, moglie e storica collaboratrice del regista, e Massimiliano Zanin.

Gran parte del fascino del film è legato a Mantova, scelta non soltanto come ambientazione ma quasi come un altro personaggio della storia. In particolare Brass rimase conquistato da Palazzo Te e dagli affreschi di Giulio Romano, la cui sensualità diventa lo sfondo ideale per il progressivo risveglio erotico di Marta.

Proprio a Mantova, nel maggio e giugno del 2005, vennero realizzate diverse riprese. Per Anna Jimskaia, allora ventiseienne, Monamour rappresentò la grande occasione cinematografica: nata a Tashkent, prima di arrivare sul set di Brass aveva avuto anche un’insolita esperienza come acrobata nel circo.

Accanto a lei c’è Nela Lucic, che interpreta Silvia, l’amica e confidente di Marta. È proprio Silvia a incoraggiarla ad abbandonare le esitazioni e a vivere fino in fondo l’attrazione per Leon.

Curioso anche il destino del film. Brass denunciò pubblicamente le difficoltà incontrate per distribuirlo in Italia e raccontò che Monamour era stato inizialmente preso in considerazione per la Mostra del Cinema di Venezia e successivamente escluso. Nel 2006 il regista lo portò così al cosiddetto Controfestival di Venezia, tornando ancora una volta a polemizzare contro quella che considerava una discriminazione nei confronti del cinema erotico.

Monamour resta soprattutto una sorta di summa della filosofia erotica di Brass: il desiderio femminile, il voyeurismo, l’adulterio vissuto senza moralismi e, soprattutto, la convinzione che la gelosia e la trasgressione possano riaccendere una coppia ormai spenta.

Alina Rizzi, l’autrice di Amare Leon
Dietro la storia di Monamour c’è Alina Rizzi, giornalista e scrittrice nata a Erba, in provincia di Como, il 27 marzo 1967. Giornalista dai primi anni Novanta, nel corso della sua carriera ha collaborato con numerose testate e ha affiancato al lavoro nella stampa una lunga attività letteraria, dedicandosi alla narrativa, alla poesia e al teatro.

Il suo esordio nel romanzo avviene alla fine degli anni Novanta proprio con Amare Leon, una storia erotica raccontata dal punto di vista femminile attraverso il diario di una moglie trascurata che, grazie all’incontro con un altro uomo, riscopre il desiderio e una parte di se stessa che sembrava essersi spenta.
Il libro attira l’attenzione di Tinto Brass in maniera quasi casuale. La stessa Rizzi ha raccontato che il regista lo lesse durante un viaggio in aereo, ne rimase conquistato e decise di acquistarne i diritti cinematografici. L’autrice seppe addirittura dai giornali che Brass era interessato al suo romanzo.

Da quella storia sarebbe nato nel 2005 Monamour, liberamente ispirato al libro e interpretato da Anna Jimskaia, Riccardo Marino, Max Parodi e Nela Lucic.
Amare Leon contribuì anche a far conoscere Alina Rizzi come una delle autrici italiane che, in quegli anni, raccontavano più apertamente l’erotismo dal punto di vista femminile. Un’etichetta dalla quale in seguito la scrittrice si è progressivamente allontanata, dedicandosi soprattutto all’universo delle donne e affrontando nelle sue opere anche argomenti molto più drammatici, come la maternità, la violenza e gli abusi.

Tra i suoi altri libri figurano Passione sospesa, Come Bovary. Diario di un’adultera, Scrivimi d’amore, Pelle di donna e diverse raccolte poetiche e di racconti. Ma Amare Leon resta inevitabilmente il titolo più legato al cinema: il romanzo che, finito quasi per caso nelle mani di Tinto Brass, si trasformò in uno dei suoi ultimi film erotici.