Sonia Topazio: «Giudicatemi per il mio lavoro, non per il mio passato»

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Attrice, sportiva, giornalista, laureata in Lettere e per molti anni capo ufficio stampa dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. La vita professionale di Sonia Topazio, classe 1969, è fatta di esperienze molto diverse tra loro. Eppure, ciclicamente, a tornare sotto i riflettori non è il suo lavoro all’INGV, ma il passato nel mondo dello spettacolo.

La polemica si riaccende quando alcuni precari dell’Istituto contestano la sua posizione e diversi giornali recuperano fotografie e titoli legati alla sua precedente carriera di attrice, arrivando in alcuni casi a definirla una “pornoattrice”.

Un’etichetta che Sonia respinge.

Nel suo percorso ci sono il teatro, il cinema, alcuni lavori dal contenuto erotico, un servizio per Playboy, ma anche una laurea alla Sapienza e una lunga esperienza nella comunicazione scientifica.

Prima ancora, però, c’era stato lo sport.

Da giovanissima Sonia pratica atletica a livello agonistico, raggiungendo il podio in diverse competizioni juniores. Poi un problema fisico interrompe quella strada e la porta, quasi per caso, verso il palcoscenico.

È da qui che parte il nostro incontro.

Come vivevi da bambina la competizione e che cosa ti ha lasciato, a distanza di tanti anni, quel periodo dedicato allo sport?

«La competizione era ed è sempre stata parte di me. Se migliori te stesso, migliorano anche le persone che hai accanto e quelli che non ti conoscono possono persino prendere esempio da te».

Pratichi ancora sport?

«Poco, purtroppo. Mi manca il tempo».

A soli diciannove anni arrivi al teatro e interpreti Nina Ciampa ne Il berretto a sonagli di Pirandello, con la compagnia Sicilia Teatro e la regia di Mauro Bolognini. Come avvenne il passaggio dall’atletica alla recitazione?

«I miei tendini si erano infiammati e, con grandissimo dolore, dovetti abbandonare lo sport. Non riuscivo nemmeno più a guardare le gare in televisione».

Quindi il teatro arriva dopo una rinuncia piuttosto dolorosa.

«Sì. Lo sport era stato una parte molto importante della mia vita».

Per molti anni sei stata legata sentimentalmente a Dario Argento. Eppure, a differenza di quanto spesso accade nel mondo dello spettacolo, non hai praticamente mai lavorato nei suoi film. Fu una scelta precisa?

«Nessun mescolamento. Eravamo semplicemente innamorati… Che bei tempi andati!».

Nel 1999 arriva poi l’incontro con Tinto Brass. Com’è andato il famoso provino?

«Lo incontrai alla CIC, una casa di produzione cinematografica. Voleva accertarsi che fossi disinibita. Non lo ero, ma mi prese lo stesso».

Hai lavorato anche con Franco Saudelli, che ti ha fotografata e ritratta diverse volte. Con lui hai partecipato al fotoromanzo Bambole infernali, pubblicato su Blue. Che effetto fa ritrovarsi trasformata in un personaggio disegnato?

«È stata un’esperienza unica. Ti ritrovi improvvisamente a essere un fumetto ed è un effetto molto divertente».

Nel 2001 posi per Playboy e, nello stesso periodo, completi anche gli studi universitari laureandoti in Lettere e Filosofia alla Sapienza. Poco dopo inizi a lavorare all’INGV. Due mondi apparentemente lontanissimi. Hai incontrato subito diffidenza?

«No, non ho avuto problemi con i miei colleghi, perché un ufficio stampa cresce grazie all’intellighenzia dei ricercatori che lavorano al suo interno. I problemi sono arrivati quando alcuni sono stati imbeccati da giornalisti con poca onestà intellettuale, che in qualche occasione hanno fatto degli sgambetti anche a me».

Oggi una parte delle polemiche sembra concentrarsi soprattutto sul tuo passato nello spettacolo. Pensi che, se fossi stata un uomo, sarebbe accaduta la stessa cosa?

«No».

Credi quindi che l’Italia sia ancora un Paese sessista?

«Sì».

Quello che ti ferisce di più è che venga messa in discussione la tua professionalità o che per farlo si utilizzi il tuo passato?

«Che si utilizzi il passato per mettere in discussione ciò che faccio oggi».

Eppure non consideri i tuoi colleghi degli avversari.

«Assolutamente no. Sono eccezionali, qui c’è la crème. I problemi sono nati da un gruppo ristretto, fomentato da alcuni giornalisti».

Accanto alle critiche hai ricevuto anche numerosi attestati di stima, che inevitabilmente fanno meno rumore. Sei soddisfatta del lavoro che hai svolto in questi anni?

«Sì, è vero: quello fa meno notizia. Del mio lavoro sono molto soddisfatta. Come potrei non esserlo? Quello che produco, giornalisticamente parlando, è visibile a tutti».

Guardando indietro, c’è qualcosa che non rifaresti del tuo passato artistico?

«No. Ogni esperienza fa parte della persona che sono diventata».

Sportiva, attrice, giornalista: hai cambiato più volte pelle senza mai scegliere strade particolarmente semplici. C’è ancora qualcosa che senti di dover dimostrare?

«Spero di no».

E dopo tante battaglie e tante polemiche, che cosa vorresti adesso per il futuro?

«Un po’ di quiete, per piacere».

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