Tinto Brass, Venezia gli rende omaggio: «Questa città è madre, moglie e amante»

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«Venezia mi è madre, moglie, amante. Da questo rapporto appassionato deriva in buona parte la cifra stilistica del mio cinema».

Tinto Brass torna alla Mostra del Cinema di Venezia. Non fisicamente, perché questa volta il grande regista, 93 anni, è stato costretto a rimanere nella sua casa di Isola Farnese, alle porte di Roma. Ma sul grande schermo del Lido è tornato uno dei suoi film più importanti, Col cuore in gola, il thriller pop del 1967 scelto per la serata di preapertura dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

Un omaggio particolarmente emozionante per Brass, che proprio con Venezia ha sempre avuto un rapporto viscerale, appassionato e qualche volta burrascoso.

Avrebbe voluto esserci. Una febbre che lo ha colpito pochi giorni prima della partenza ha però convinto il suo medico a sconsigliargli un viaggio così lungo. E così Tinto ha dovuto rinunciare, a malincuore, lasciando che a rappresentarlo al Lido fosse soprattutto Caterina Varzi, sua moglie dal 2017 e curatrice del suo archivio.

«Anche se non sono lì, in qualche modo ci sono»

È stata proprio Caterina, durante la presentazione all’Hotel Excelsior, a leggere il messaggio che il marito aveva preparato per questo ritorno così speciale.

Brass ha spiegato di essere dispiaciuto per non poter partecipare personalmente, ma ha trovato il modo, con la consueta ironia, di trasformare anche la propria assenza in una dichiarazione d’amore per il cinema.

«Pur non potendo essere con voi, in qualche modo ci sono, Col cuore in gola».

E in effetti Tinto al Lido c’era davvero, attraverso le immagini di quel film realizzato quasi sessant’anni fa e ora riportato allo splendore originale grazie a un importante restauro digitale in 4K, realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale con il supporto di Netflix.

La pellicola è stata presentata in anteprima mondiale nella nuova versione restaurata ed è stata inserita nella sezione Venezia Classici.

Il ritorno di Col cuore in gola

Era il 1967 quando Col cuore in gola arrivò per la prima volta alla Mostra di Venezia, fuori concorso.

Brass era allora un giovane regista anticonformista, molto diverso dall’immagine di “maestro dell’erotismo” con la quale sarebbe diventato popolarissimo negli anni successivi.

Girato nella Swinging London, il film è un thriller visionario e sperimentale interpretato da Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin, con le musiche di Armando Trovajoli e la straordinaria consulenza grafica di Guido Crepax.

È la storia dell’incontro tra Bernard e Jane, un uomo disilluso e una giovane donna misteriosa che si conoscono in una situazione decisamente insolita: davanti a un cadavere. Da lì comincia un’avventura che dura appena un giorno e una notte e nella quale Brass mescola giallo, erotismo, pop art e fumetto.

Per realizzarlo aveva scelto Londra proprio perché, come ha ricordato oggi, in quegli anni rappresentava ai suoi occhi il luogo della libertà e della trasgressione.

E Crepax diventò il suo complice perfetto: realizzò 42 tavole a colori che Brass utilizzò per costruire l’immaginario grafico del film.

Ewa Aulin: «Tinto era fantastico»

A rendere ancora più emozionante l’omaggio veneziano è stata la presenza di Ewa Aulin, protagonista femminile del film.

Quando Brass la scelse era giovanissima e molti le consigliavano di non accettare quel ruolo. Lei fece esattamente il contrario.

A distanza di quasi sessant’anni, Ewa ha ricordato quell’esperienza con grande affetto, raccontando quanto fosse stata incuriosita dal modo di lavorare del regista e dalla sua voglia continua di sperimentare.

«Tinto era fantastico, aveva un umorismo incredibile», ha ricordato l’attrice, felice di aver ignorato chi all’epoca cercava di convincerla a rinunciare al film.

E oggi non ha dubbi: l’omaggio della Mostra è un riconoscimento che Brass meritava pienamente.

Un rapporto tormentato con la Mostra

Il ritorno di Tinto Brass a Venezia ha però anche il sapore di una riconciliazione.

Perché tra il regista e la Mostra non sono sempre state rose e fiori.

Brass non ha mai cercato di essere accomodante. Ha provocato, scandalizzato, combattuto contro la censura e difeso fino all’ultimo fotogramma la propria idea di cinema. Negli anni in cui i suoi film erotici venivano guardati con sufficienza da una parte della critica, lui rispondeva a modo suo, arrivando al Lido accompagnato da bellissime donne nude o seminude e trasformando le sue apparizioni veneziane in provocazioni.

Poi qualcosa è cambiato.

Già nel 2013 Venezia gli aveva tributato un importante omaggio con il documentario Istintobrass di Massimiliano Zanin. Adesso la Mostra torna ancora più indietro, riscoprendo il Brass sperimentatore degli anni Sessanta, quello che giocava con il montaggio, la pop art e il fumetto molto prima di diventare il regista di La chiave, Miranda, Paprika, Così fan tutte e Monella.

«Questo premio me lo tengo stretto»

E Venezia gli ha riservato anche un’altra soddisfazione.

A Brass è stato assegnato il Premio Pietro Bianchi, riconoscimento attribuito dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani a una personalità particolarmente importante per il cinema italiano.

Un premio che ha colpito persino un uomo che per tutta la vita ha mostrato una certa diffidenza nei confronti dei riconoscimenti ufficiali.

«È un riconoscimento a cui tengo», ha fatto sapere Tinto. E stavolta, ha aggiunto, intende tenerselo stretto.

Forse perché a 93 anni questo omaggio ha un significato diverso. Riporta Tinto Brass là dove una parte fondamentale della sua storia artistica è cominciata e restituisce al pubblico anche il regista che esisteva prima dell’erotismo che lo avrebbe reso celebre: sperimentale, anarchico, irriverente e innamorato della libertà.

E soprattutto lo riporta nella città che non ha mai considerato soltanto un luogo.

«Venezia mi è madre, moglie, amante», ha detto.

Questa volta non è riuscito a raggiungerla. Ma Venezia è andata incontro a lui.

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