POLTERGEIST, LA MALEDIZIONE DEL FILM: QUATTRO MORTI E IL MISTERO DEGLI SCHELETRI VERI
Doveva essere soltanto un film dell’orrore. Ma dopo l’uscita di Poltergeist l’orrore sembrò trasferirsi dallo schermo alla realtà. Dominique Dunne fu assassinata a soli 22 anni, la piccola Heather O’Rourke morì improvvisamente a 12, mentre altri due attori della saga, Julian Beck e Will Sampson, scomparvero prima dell’uscita o poco dopo aver girato i loro film. E poi c’è quel particolare diventato leggendario: nella terrificante scena della piscina del primo Poltergeist gli scheletri che circondavano l’attrice JoBeth Williams erano veri resti umani. Coincidenze, naturalmente. Ma sono bastate per far nascere una delle più famose “maledizioni” della storia del cinema.
Una bambina bionda, inginocchiata davanti a un televisore acceso nel cuore della notte. All’improvviso appoggia le mani sullo schermo e pronuncia una frase destinata a entrare nella storia del cinema: «Sono qui».
Era il 1982 e quella bambina era Heather O’Rourke, la piccola Carol Anne di Poltergeist.
Il film, diretto da Tobe Hooper, scritto e prodotto da Steven Spielberg, raccontava la storia della famiglia Freeling, apparentemente felice nella sua nuova casa in California, fino a quando misteriose presenze cominciano a manifestarsi e trascinano la piccola Carol Anne in un’altra dimensione.
Il successo fu enorme e Poltergeist generò due sequel.
Ma mentre sullo schermo i Freeling combattevano contro gli spiriti, nella vita reale cominciò una successione di tragedie che, ancora oggi, alimenta una delle leggende più inquietanti di Hollywood.
La “maledizione di Poltergeist”.
DOMINIQUE DUNNE: ASSASSINATA A 22 ANNI
La prima tragedia avvenne appena pochi mesi dopo l’uscita del film.
Dominique Dunne interpretava Dana Freeling, la figlia maggiore della famiglia.
Aveva appena 22 anni e una carriera davanti a sé quando, nell’autunno del 1982, cercò di mettere fine alla relazione con il suo ex compagno, John Sweeney.
Il 30 ottobre l’uomo si presentò davanti alla sua abitazione di West Hollywood. Durante una lite la aggredì e la strangolò.
Dominique entrò in coma.
Morì il 4 novembre 1982, senza avere mai ripreso conoscenza.
Poltergeist era uscito nelle sale americane da appena cinque mesi.
La prima giovane componente della famiglia Freeling non c’era più.
E purtroppo non sarebbe stata l’ultima.
JULIAN BECK: IL TERRIFICANTE REVERENDO KANE
Nel secondo capitolo della saga, Poltergeist II – L’altra dimensione, apparve uno dei personaggi più inquietanti dell’intera trilogia: il reverendo Henry Kane.
A interpretarlo era Julian Beck, attore e uomo di teatro dal volto magrissimo e quasi spettrale.
Quell’aspetto, però, aveva una spiegazione drammaticamente reale.
Beck era malato di cancro allo stomaco.
Terminò il suo lavoro nel film, ma morì il 14 settembre 1985, a 60 anni, prima che Poltergeist II arrivasse nelle sale.
Un’altra morte entrava così nella leggenda.
WILL SAMPSON: LA MORTE DOPO IL SECONDO FILM
Nello stesso Poltergeist II compariva anche Will Sampson, l’imponente attore nativo americano già diventato celebre grazie a Qualcuno volò sul nido del cuculo.
Nel film interpretava Taylor, l’uomo che aiuta la famiglia Freeling nella battaglia contro Kane.
Sampson soffriva da tempo di gravi problemi di salute. Morì nel 1987, a 53 anni, dopo un trapianto cuore-polmoni e le relative complicazioni.
Tre attori della saga erano ormai morti.
Poi arrivò la tragedia che trasformò definitivamente le coincidenze nella leggenda della “maledizione”.
HEATHER O’ROURKE: CAROL ANNE MUORE A SOLI 12 ANNI
Era il volto di Poltergeist.
Heather O’Rourke aveva soltanto cinque anni quando Steven Spielberg la notò e la scelse per interpretare Carol Anne. Con i capelli biondi, il viso angelico e quella vocina diventata inconfondibile, la bambina fu protagonista di tutti e tre i film.
Ma Heather non avrebbe mai visto l’uscita dell’ultimo.
Il 1° febbraio 1988 si sentì improvvisamente male.
Venne trasportata d’urgenza in ospedale e sottoposta a un intervento chirurgico. I medici scoprirono una grave ostruzione intestinale legata a una stenosi congenita. L’infezione aveva provocato uno shock settico e infine un arresto cardiaco e polmonare.
Heather morì durante l’operazione.
Aveva appena 12 anni.
Soltanto pochi mesi prima aveva terminato le riprese di Poltergeist III.
Il film sarebbe arrivato nelle sale nel giugno successivo.
La bambina che per tre film aveva combattuto contro gli spiriti era morta prima ancora di vedere l’ultimo capitolo della sua storia.
A quel punto parlare della “maledizione di Poltergeist” diventò quasi inevitabile.
MA È VERO CHE SUL SET USARONO SCHELETRI UMANI?
Ed eccoci al particolare che ha reso questa leggenda ancora più macabra.
Nel finale del primo Poltergeist, Diane Freeling, interpretata da JoBeth Williams, cade nella piscina in costruzione della casa mentre dalla terra emergono decine di scheletri.
Per anni è circolata una voce incredibile: quegli scheletri non sarebbero stati oggetti di scena, ma veri scheletri umani.
E la cosa sorprendente è che la storia ha un fondamento.
La stessa JoBeth Williams ha raccontato che durante le riprese pensava di essere circondata da scheletri realizzati dal reparto degli effetti speciali. Soltanto anni dopo, incontrando uno dei tecnici, scoprì che erano stati utilizzati veri resti umani.
L’attrice ricordava ancora con disgusto quelle riprese: trascorse ore nell’acqua sporca e nel fango, circondata da quegli scheletri senza sapere che non erano semplici riproduzioni.
Ed è proprio da questo particolare che è nata una delle spiegazioni più suggestive della presunta maledizione.
Secondo la leggenda, utilizzare resti umani per girare un film sui morti avrebbe “profanato” quelle persone e attirato la sfortuna sulla produzione.
Naturalmente non esiste alcuna prova che le cose siano collegate.
Ma l’ironia macabra è impressionante.
Perché nel film la famiglia Freeling scopre che le proprie disgrazie sono cominciate proprio perché le loro case sono state costruite sopra un vecchio cimitero: le lapidi erano state spostate, ma i corpi erano rimasti sotto terra.
E per girare quelle scene Hollywood utilizzò davvero dei resti umani.
QUATTRO MORTI IN SEI ANNI
È questo l’elemento che ha reso la storia di Poltergeist così resistente nel tempo.
Tra l’uscita del primo film, nel 1982, e quella del terzo, nel 1988, morirono quattro attori legati alla trilogia:
Dominique Dunne, 22 anni, assassinata.
Julian Beck, 60 anni, morto di cancro.
Will Sampson, 53 anni, morto dopo gravi problemi di salute e un trapianto.
Heather O’Rourke, 12 anni, morta per le conseguenze di un’occlusione intestinale congenita.
Due morti, quelle di Beck e Sampson, avevano alle spalle serie patologie già note. Ma le morti di Dominique e Heather, entrambe giovanissime, furono talmente sconvolgenti da fissare definitivamente nell’immaginario popolare l’idea che qualcosa di sinistro accompagnasse quei film.
ESISTE DAVVERO LA MALEDIZIONE DI POLTERGEIST?
Ovviamente non esiste alcuna prova.
Ognuna delle quattro morti ha una causa precisa e documentata e non c’è alcun collegamento reale tra l’utilizzo degli scheletri e ciò che accadde successivamente agli attori.
Anzi, proprio i numeri ridimensionano in parte la leggenda: Poltergeist fu una trilogia alla quale lavorarono centinaia di persone e due dei quattro attori generalmente inclusi nella “maledizione” erano adulti gravemente malati.
Eppure è difficile impedire all’immaginazione di correre.
Perché Poltergeist raccontava di una famiglia perseguitata dai morti dopo che qualcuno aveva osato costruire le loro case sopra un cimitero.
Sul set vennero utilizzati veri scheletri.
E nel giro di appena sei anni quattro interpreti della saga morirono, due dei quali erano ragazze di appena 22 e 12 anni.
Sono soltanto coincidenze.
Ma forse è proprio questo a rendere la storia della “maledizione di Poltergeist” ancora oggi molto più inquietante del film.
LA SCENA CHE ALIMENTÒ LA LEGGENDA
La sequenza della piscina è diventata il cuore della “maledizione”. JoBeth Williams girò immersa nell’acqua fangosa mentre intorno a lei affioravano gli scheletri. Solo successivamente, ha raccontato l’attrice, scoprì che erano autentici resti umani. Da allora una leggenda vuole che proprio quella scelta abbia portato sfortuna alla saga. Non esiste naturalmente alcuna prova di un legame, ma il particolare è vero e continua ad alimentare uno dei misteri più celebri di Hollywood.