Mimsy Farmer e il suo amore per Vincenzo Cerami

Please follow and like us:
Pin Share

Americana di nascita, europea per scelta, Mimsy Farmer è stata uno dei volti più affascinanti del cinema tra gli anni Sessanta e Settanta. Ha lavorato con Michelangelo Antonioni, Dario Argento e Lucio Fulci, poi ha lasciato progressivamente la recitazione per dedicarsi all’arte. E in Italia ha incontrato anche un grande amore: lo scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami.

Bionda, occhi azzurri, un volto delicato dietro il quale il cinema ha spesso cercato inquietudine, ribellione e mistero.

Mimsy Farmer è stata una delle attrici americane più particolari approdate nel cinema europeo tra gli anni Sessanta e Settanta. Non la classica diva hollywoodiana trapiantata a Roma, ma un’interprete anticonvenzionale che ha attraversato cinema d’autore, thriller e horror lasciando dietro di sé una galleria di personaggi tormentati.

Poi, quasi improvvisamente, ha scelto un’altra strada.

Ha lasciato progressivamente il set e ha trasformato la sua creatività in scultura, pittura e scenografia.

In mezzo, l’Italia le ha regalato anche un incontro destinato a segnare profondamente la sua vita: quello con Vincenzo Cerami.

Dall’America all’Europa

Merle Farmer, questo il suo vero nome, nasce a Chicago il 28 febbraio 1945 e cresce in California.

Il soprannome Mimsy deriva dalla poesia Jabberwocky di Lewis Carroll, nella quale compare proprio la parola “mimsy”.

Il cinema arriva quando è ancora giovanissima.

Negli Stati Uniti partecipa a produzioni cinematografiche e televisive e nel 1963 compare in Spencer’s Mountain, con Henry Fonda.

Ma l’America le sta stretta.

Come molti giovani della sua generazione, Mimsy sente il richiamo dell’Europa e nella seconda metà degli anni Sessanta attraversa l’Atlantico. È qui che la sua carriera cambia davvero.

La ragazza ribelle di More

Nel 1969 interpreta uno dei film che rimarranno maggiormente legati al suo volto: More di Barbet Schroeder.

È Estelle, una giovane americana bellissima e inquieta che vive a Ibiza e trascina il protagonista in una relazione dominata dall’amore, dalla libertà e dalla droga.

La colonna sonora è firmata dai Pink Floyd.

Il film diventa uno dei titoli simbolo della controcultura di quegli anni e Mimsy incarna perfettamente quella generazione alla ricerca di una libertà assoluta, spesso pagata a caro prezzo.

La sua bellezza non ha niente di rassicurante.

Ed è proprio questa qualità ad attirare l’attenzione del cinema italiano.

Antonioni e Il maestro e Margherita

Nel 1970 Michelangelo Antonioni la sceglie per Zabriskie Point.

Mimsy appare nel film in un ruolo breve, ma entra così nell’universo di uno dei più importanti registi italiani.

Poco dopo è nel cast di Il maestro e Margherita di Aleksandar Petrović, tratto dal celebre romanzo di Michail Bulgakov, accanto a Ugo Tognazzi.

Ormai la sua carriera si svolge prevalentemente in Europa.

E l’Italia diventa una seconda casa.

Da Dario Argento a Lucio Fulci

Nel 1971 Mimsy Farmer entra nel mondo di Dario Argento con Quattro mosche di velluto grigio.

Interpreta Nina Tobias, moglie del protagonista Roberto, interpretato da Michael Brandon.

È uno dei primi grandi thriller argentiani e il volto apparentemente fragile di Mimsy diventa perfetto per una storia nella quale niente è ciò che sembra.

Negli anni successivi l’attrice si lega sempre più al cinema di genere italiano.

Lavora in Il profumo della signora in nero di Francesco Barilli, inquietante thriller psicologico del 1974 nel quale interpreta Silvia Hacherman, e nel 1981 viene diretta da Lucio Fulci in …e tu vivrai nel terrore! L’aldilà.

Per gli appassionati dell’horror italiano sono film diventati nel tempo veri cult.

L’incontro con Vincenzo Cerami

Ma l’Italia non significa soltanto cinema.

Nella vita di Mimsy Farmer entra Vincenzo Cerami, scrittore, drammaturgo e sceneggiatore, destinato molti anni dopo a ottenere anche una candidatura all’Oscar per la sceneggiatura di La vita è bella, scritta con Roberto Benigni.

Cerami era stato allievo di Pier Paolo Pasolini e sarebbe diventato uno degli intellettuali più importanti della cultura italiana contemporanea.

Mimsy e Vincenzo si sposano nel 1970.

Dal loro matrimonio nasce Aisha Cerami, che seguirà la strada artistica dei genitori diventando attrice.

Il matrimonio tra Mimsy Farmer e Vincenzo Cerami terminerà nel 1986, ma resterà un capitolo fondamentale della vita italiana dell’attrice.

Cerami si risposerà successivamente con l’attrice Graziella Chiarcossi e morirà a Roma nel 2013.

Una nuova vita lontano dal cinema

Con il passare degli anni Mimsy Farmer comincia ad allontanarsi dalla recitazione.

Non è una scomparsa improvvisa, ma un progressivo cambiamento di vita.

La sua creatività trova semplicemente un altro linguaggio.

Si trasferisce in Francia e si dedica alle arti figurative, alla scultura e alla scenografia. Lavora anche alla realizzazione di elementi artistici e scultorei per importanti produzioni cinematografiche.

Dietro le quinte continua così a frequentare quel mondo che per tanti anni l’aveva vista davanti alla macchina da presa.

Solo che adesso non è più il suo volto a raccontare una storia.

Sono le sue mani.

Da musa inquieta ad artista

La carriera di Mimsy Farmer è difficile da rinchiudere in una definizione.

È stata la ragazza della controcultura di More, un volto di Antonioni, una delle protagoniste del cinema di Dario Argento e un’icona dell’horror di Lucio Fulci.

Ma è stata anche moglie di Vincenzo Cerami, madre di Aisha e, soprattutto, un’artista capace di ricominciare quando il cinema non rappresentava più tutto ciò che desiderava.

Lontana dal bisogno di restare sotto i riflettori, ha scelto una seconda vita creativa.

Ed è forse proprio questo a rendere ancora più affascinante la sua storia: Mimsy Farmer non ha mai avuto bisogno di essere soltanto un’attrice.

Please follow and like us:
Pin Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *