Catherine Spaak, 1962

Catherine Spaak, la classe del sex appeal

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Attrice, cantante e conduttrice televisiva, Catherine Spaak ha incarnato un nuovo modello di femminilità, elegante e anticonformista. Dal cinema degli anni Sessanta al successo di “Harem”, una carriera attraversata da grandi film, amori celebri e una costante voglia di libertà.

Bionda, occhi azzurri, sorriso appena accennato e un fascino che non aveva bisogno di esibizioni. Catherine Spaak è stata una delle donne più affascinanti del cinema italiano, un’attrice capace di unire sensualità, eleganza e una naturale aria di ribellione. La sua bellezza, mai volgare, ha accompagnato una carriera lunga e ricca di esperienze, nella quale ha saputo reinventarsi più volte, passando dal grande schermo alla musica, dal teatro alla televisione.

Nata a Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi, il 3 aprile 1945, Catherine apparteneva a una famiglia belga molto conosciuta. Suo padre, Charles Spaak, era uno sceneggiatore cinematografico, mentre lo zio Paul-Henri Spaak era stato una figura di primo piano della politica europea. Un ambiente colto e internazionale, nel quale Catherine cresce respirando arte, cultura e cinema.

Ancora adolescente, decide di seguire la propria strada. Dopo una prima esperienza cinematografica in Francia, arriva in Italia, dove il suo volto conquista immediatamente l’attenzione dei registi.

La svolta arriva nel 1960 con “Dolci inganni” di Alberto Lattuada, film nel quale interpreta una ragazza alle prese con le prime inquietudini sentimentali. È un ruolo che anticipa il personaggio destinato a renderla famosa: quello dell’adolescente moderna, curiosa, indipendente, lontana dai modelli femminili tradizionali.

Il successo si consolida con Il sorpasso di Dino Risi, nel 1962, accanto a Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant, e con La voglia matta di Luciano Salce. Seguono La parmigiana di Antonio Pietrangeli e La noia di Damiano Damiani, film che contribuiscono a trasformarla in uno dei simboli del cinema italiano degli anni Sessanta.

Catherine rappresenta qualcosa di nuovo. Non è la diva mediterranea dalle forme prorompenti, ma una ragazza dall’eleganza francese, con un’aria disinvolta e uno sguardo che sembra sfidare le convenzioni. La sua sensualità è fatta di gesti, silenzi, ironia e personalità.

E il pubblico se ne innamora.

Nel 1964 recita in La calda vita di Florestano Vancini, mentre nel 1965 è tra le protagoniste di La bugiarda e Made in Italy. L’anno successivo arriva uno dei suoi film più celebri, L’armata Brancaleone di Mario Monicelli, nel quale interpreta Matelda accanto a Vittorio Gassman.

Ma Catherine non vuole rimanere prigioniera dell’immagine di ragazza provocante. Cerca personaggi diversi, alterna commedia e dramma, dimostrando una versatilità che le permette di lavorare con alcuni dei maggiori registi italiani.

Nel 1967 è nel cast di Adulterio all’italiana e nel 1968 recita in La matriarca di Pasquale Festa Campanile, una commedia che gioca con i rapporti tra uomini e donne e con le trasformazioni dei costumi.

Accanto al cinema, Catherine coltiva anche la passione per la musica. Negli anni Sessanta incide diversi dischi, tra cui la celebre Quelli della mia età, versione italiana di Tous les garçons et les filles di Françoise Hardy. Con la sua voce delicata e un po’ malinconica conquista anche il pubblico delle canzoni.

La sua vita privata, intanto, finisce spesso sulle pagine dei giornali.

Giovanissima, sposa l’attore Fabrizio Capucci, dal quale ha la figlia Sabrina. Il matrimonio termina dopo pochi anni. Nel 1972 si unisce in matrimonio con Johnny Dorelli, uno dei protagonisti più amati dello spettacolo italiano. Dalla loro relazione nasce il figlio Gabriele.

Con Dorelli condivide anche esperienze professionali, formando una coppia molto popolare. Ma anche questo matrimonio arriva alla fine.

Successivamente Catherine sposa l’architetto Daniel Rey, mentre nel 2013 si unisce al compagno Vladimiro Tuselli. La sua vita sentimentale è segnata da scelte importanti, cambiamenti e dalla volontà di non rinunciare mai alla propria indipendenza.

Negli anni Ottanta e Novanta, mentre le sue apparizioni cinematografiche si fanno meno frequenti, Catherine trova una nuova dimensione in televisione.

Il suo nome resta soprattutto legato a Harem, il programma di Rai 3 che conduce dal 1988 al 2002. Un salotto televisivo tutto al femminile, nel quale donne famose e meno conosciute raccontano la propria vita, i sentimenti, le fragilità e le conquiste.

Catherine ascolta, domanda, lascia parlare. Non cerca lo scandalo, ma la confidenza. Il suo stile elegante, discreto e intelligente rende il programma uno degli appuntamenti più riconoscibili della televisione italiana.

È una trasformazione significativa: la ragazza che negli anni Sessanta aveva rappresentato la libertà femminile sul grande schermo diventa una donna matura che offre ad altre donne lo spazio per raccontarsi.

Continua a lavorare anche come attrice, alternando cinema, teatro e televisione. Nel 2007 partecipa al film L’uomo privato di Emidio Greco, mentre nel 2015 torna sul grande schermo con La vacanza di Enrico Iannaccone.

Negli ultimi anni affronta anche momenti difficili. Nel 2020 viene colpita da un’emorragia cerebrale, un’esperienza che racconta pubblicamente, parlando della paura e della lunga ripresa.

Catherine Spaak muore a Roma il 17 aprile 2022, all’età di settantasette anni.

Lascia il ricordo di una donna che ha attraversato oltre mezzo secolo di spettacolo senza perdere la propria identità. Un’attrice che ha saputo essere seducente senza rinunciare all’intelligenza, moderna senza inseguire le mode, elegante senza apparire distante.

Perché il segreto del fascino di Catherine Spaak non era soltanto nella bellezza del suo volto, ma in quella libertà che ha sempre cercato, sullo schermo e nella vita.

La classe del sex appeal, appunto.

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