UNA GIORNATA PARTICOLARE, IL CAPOLAVORO DI ETTORE SCOLA TORNA A SPLENDERE: SOPHIA LOREN RACCONTA IL SUO PERSONAGGIO
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Presentato al Campidoglio il restauro del film del 1977 con Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Alla conferenza stampa anche Walter Veltroni, Maurizio Costanzo e Giuseppe Rotunno. Ettore Scola svela le difficoltà del recupero della pellicola, mentre Sophia Loren ricorda le emozioni e le paure vissute sul set.
Di Osvaldo Contenti

Ci sono film che appartengono alla storia del cinema e altri che, oltre a essere grandi opere cinematografiche, riescono a raccontare un’intera epoca attraverso i sentimenti, le paure e le speranze di pochi personaggi.
Una giornata particolare, il capolavoro diretto da Ettore Scola nel 1977, appartiene senza dubbio a entrambe le categorie.
Interpretato magistralmente da Sophia Loren e Marcello Mastroianni, il film torna oggi a nuova vita grazie a un importante intervento di restauro promosso dall’Associazione Philip Morris Progetto Cinema, con il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma.
La presentazione del lavoro di recupero si è svolta nella suggestiva Sala della Protomoteca del Campidoglio, durante un’affollata conferenza stampa che ha riunito alcuni dei protagonisti del cinema e della cultura italiana.
A fare gli onori di casa sono stati il sindaco di Roma Walter Veltroni e l’assessore alle Politiche Culturali Gianni Borgna.

Accanto a loro, naturalmente, Ettore Scola, il direttore del restauro Giuseppe Rotunno e Maurizio Costanzo, che aveva collaborato alla sceneggiatura del film insieme con Ruggero Maccari e lo stesso Scola.
Presenti anche i critici cinematografici Tullio Kezich e Alessandra Levantesi, autori del volume che accompagna l’opera restaurata, e Alessandra Giusti, responsabile esecutiva dell’Associazione Philip Morris Progetto Cinema.
Ma a catturare inevitabilmente l’attenzione dei fotografi è stata la sempre splendida Sophia Loren, accolta da una raffica di flash che ha riportato, quasi per incanto, un tonificante soffio di Dolce Vita in una caldissima giornata romana.

Due solitudini nella Roma del fascismo
Ad aprire l’incontro è stato Walter Veltroni, che ha definito Una giornata particolare un autentico capolavoro, capace come pochi altri film di raccontare la realtà oppressiva del fascismo attraverso due esistenze apparentemente comuni.
La vicenda si svolge a Roma il 6 maggio 1938, giorno della visita di Adolf Hitler nella capitale italiana.
Mentre la città è mobilitata per accogliere il dittatore tedesco, in un grande palazzo popolare rimangono quasi soli due personaggi.
La prima è Antonietta, interpretata da Sophia Loren, una casalinga interamente assorbita dalla famiglia e dai doveri domestici, cresciuta nel culto del Duce e dei valori imposti dal regime.
Il secondo è Gabriele, interpretato da Marcello Mastroianni, un ex annunciatore radiofonico allontanato dal lavoro e destinato al confino perché omosessuale.
Due persone profondamente diverse, accomunate però da una condizione di solitudine e da un’esistenza soffocata dalle convenzioni e dalle discriminazioni dell’epoca.

Il loro incontro, nato quasi per caso, diventa l’occasione per scoprire sentimenti, fragilità e desideri che la società fascista vorrebbe reprimere.
Come ha sottolineato Veltroni, Scola riesce a estrarre da una vicenda quotidiana, apparentemente minuscola, alcuni dei significati più profondi di quella stagione storica.
Un’osservazione ripresa anche dall’assessore Gianni Borgna, secondo il quale il grande merito del film consiste proprio nella capacità di fondere la dimensione privata e quella sociale, un tempo considerate due realtà separate.
Nel cinema di Scola, invece, il particolare diventa universale: un dettaglio intimista si trasforma progressivamente in una pagina di Storia collettiva.
Il restauro, un lavoro complesso per recuperare i colori originali
Nel corso della conferenza stampa, Alessandra Giusti ha ricordato che il recupero di Una giornata particolare rappresenta il ventiseiesimo intervento di restauro promosso dall’Associazione Philip Morris Progetto Cinema dal 1991.
Un’attività che ha già interessato quattordici lungometraggi e dodici cortometraggi d’autore, contribuendo alla conservazione di opere importanti del patrimonio cinematografico.
Giusti ha inoltre annunciato che, per il 2004, l’associazione sta valutando la possibilità di restaurare Cronaca di un amore di Michelangelo Antonioni.
Ma il recupero del film di Scola ha presentato difficoltà tecniche particolarmente impegnative.
A spiegarle è stato lo stesso regista, al quale ho chiesto se e in quale modo avesse collaborato con Giuseppe Rotunno durante il restauro.
Scola ha sorriso, prima di rispondere:
«Con Rotunno non è possibile non collaborare. La sua passione è tale da coinvolgere tutti gli altri. Quindi, ho seguito molte delle fasi del lavoro di restauro».
Poi è entrato nei dettagli dell’intervento:
«Un lavoro particolarmente difficile, perché già nel ’77, quando girammo, c’erano stati degli accorgimenti anticolore. Cioè, ogni colore aveva una sua matrice, quindi se non si voleva il colore bastava abolire una data matrice.
Il fatto è che queste matrici non esistono più, quindi si è dovuto accoppiare colore e bianco e nero, dosando quest’ultimo fino al 70, 80, 90 per cento per desaturare la copia colore e ottenere il risultato desiderato».
Una spiegazione che permette di comprendere quanto sia stato delicato recuperare l’aspetto visivo originale del film.
Una giornata particolare, infatti, è caratterizzato da una fotografia volutamente spenta, quasi priva di colori vivaci, che contribuisce a creare quell’atmosfera soffocante e malinconica nella quale si muovono i protagonisti.
Una scelta stilistica fondamentale per il significato dell’opera, che il restauro ha cercato di rispettare e restituire nella sua integrità.
Sophia Loren: «Passavo notti insonni per il personaggio di Antonietta»
Terminata la conferenza stampa, ho avuto modo di avvicinare Sophia Loren e chiederle un ricordo della sua interpretazione di Antonietta.
La risposta dell’attrice ha rivelato quanto quel ruolo, così diverso da quelli ai quali era stata abituata, avesse rappresentato una sfida importante nella sua carriera.
«Mi sono trovata molto bene nel personaggio di Antonietta. Ciononostante, al tempo, passavo delle notti insonni perché mi stavo cimentando in un personaggio che non ero abituata a fare.
Ma poi ho capito che con quel personaggio Ettore Scola aveva compreso quali fossero le mie aspirazioni in fatto di recitazione e, con il suo aiuto, da quel momento tutto andò per il meglio».
Parole che raccontano non soltanto la difficoltà di affrontare un personaggio complesso, ma anche il rapporto di fiducia instauratosi tra l’attrice e il regista.
Antonietta è infatti una donna molto lontana dall’immagine della diva affascinante e sicura di sé che aveva accompagnato tanti successi di Sophia Loren.
È una casalinga stanca, segnata dalla routine domestica, dalle imposizioni familiari e da una vita nella quale sembra non esserci spazio per desideri personali.
Eppure, proprio attraverso questa figura apparentemente dimessa, Loren riesce a offrire una delle interpretazioni più intense e commoventi della sua carriera.
Accanto a lei, Marcello Mastroianni costruisce un Gabriele altrettanto memorabile, capace di esprimere con straordinaria sensibilità la fragilità di un uomo perseguitato per la propria diversità.
Due grandi attori, due personaggi indimenticabili, due solitudini che si incontrano per poche ore e finiscono per illuminare una delle pagine più buie della nostra storia.
Un capolavoro che continua a parlare al presente
Chiudendo il resoconto di questa emozionante giornata particolare vissuta al Campidoglio, non posso fare a meno di sottolineare ancora una volta la straordinaria grandezza del film di Ettore Scola.
Un capolavoro che deve la sua forza non soltanto a una sceneggiatura solidissima, costruita quasi interamente negli spazi limitati di due piccoli appartamenti e di una terrazza, ma anche alle magnifiche interpretazioni dei suoi protagonisti.
E soprattutto a una scelta registica di grande intelligenza.
Per tutta la durata del film, infatti, risuona il commento radiofonico dell’adunata del 6 maggio 1938, organizzata in occasione dell’arrivo di Hitler a Roma.
Una voce insistente, celebrativa, onnipresente, che accompagna e quasi sovrasta la vicenda privata dei protagonisti.
Quel sottofondo diventa progressivamente il simbolo di un potere che pretende di controllare ogni aspetto dell’esistenza, imponendo un modello unico di pensiero, comportamento e vita.
È un’ossessiva condanna di ogni libertà, dalla più piccola alla più grande.
Ed è proprio qui che Una giornata particolare dimostra di conservare intatta la propria attualità.
Perché il suo messaggio non riguarda soltanto il passato, ma contiene anche un monito rivolto al presente, soprattutto a chi pensa di poter esercitare un controllo egemonico sui mezzi di comunicazione e, attraverso di essi, sulla coscienza collettiva.
Un progetto destinato, prima o poi, a scontrarsi con la forza delle persone e con il loro bisogno di libertà.
Perché ci saranno sempre tante Antonietta e tanti Gabriele pronti a incontrarsi, a riconoscersi e a scoprire, anche nelle circostanze più difficili, la possibilità di essere se stessi.
Ed è forse proprio questa la ragione più profonda per cui Una giornata particolare continua a essere un capolavoro senza tempo.