Marta Marzotto, musa di Guttuso
Mondina, modella, contessa, stilista, regina dei salotti e soprattutto donna libera, esuberante e anticonformista. Marta Marzotto ha attraversato oltre mezzo secolo di storia del costume italiano trasformando la propria vita quasi in un’opera d’arte. Amò uomini importanti, frequentò artisti, politici e intellettuali e fece dei suoi caftani, dei gioielli e delle feste interminabili un inconfondibile marchio di fabbrica. Ma sopra tutti ci fu Renato Guttuso: un amore durato vent’anni che trasformò Marta nella musa del grande pittore siciliano.
DALLA RISAIA AL MONDO DELLA MODA
Marta Vacondio nasce a Reggio Emilia il 24 febbraio 1931, in una famiglia di origini molto modeste.
La sua infanzia non ha nulla a che vedere con quella vita mondana e coloratissima che un giorno la renderà celebre. Ancora ragazzina comincia infatti a lavorare nelle risaie della Lomellina, facendo la mondina come sua madre.
Sono anni durissimi, che Marta non dimenticherà mai.
La bellezza, però, le apre presto una strada completamente diversa. Ancora adolescente comincia a lavorare nel mondo della moda e arriva a Milano, dove posa come modella e indossatrice.
Da ragazza che lavorava nelle risaie si ritrova così negli atelier dell’alta moda milanese.
Ed è proprio lì che il suo destino cambia.
IL MATRIMONIO CON UMBERTO MARZOTTO
All’inizio degli anni Cinquanta Marta conosce il conte Umberto Marzotto, appartenente alla celebre famiglia di industriali tessili di Valdagno.
I due si sposano nel 1954.
Marta Vacondio diventa così Marta Marzotto, cognome che continuerà a portare per tutta la vita, anche dopo la fine del matrimonio.
Dalla loro unione nascono cinque figli: Paola, Annalisa, Vittorio Emanuele, Diamante e Matteo.
Il matrimonio dura circa quindici anni, ma Marta non sembra fatta per essere rinchiusa nel ruolo tradizionale della moglie aristocratica.
È curiosa, vitale, ama l’arte e le persone e soprattutto rivendica una libertà sentimentale che, nell’Italia di quegli anni, per una donna sposata e madre di cinque figli è tutt’altro che scontata.
L’INCONTRO CON RENATO GUTTUSO
Poi arriva Renato Guttuso.
È l’incontro destinato a segnare più profondamente la sua vita.
Il grande pittore siciliano è già sposato con Mimise Dotti; Marta è ancora legata a Umberto Marzotto. Eppure tra loro nasce una passione travolgente.
Una relazione pubblica, discussa e scandalosa per l’epoca, destinata a durare circa vent’anni.
Marta diventa la sua amante, la sua confidente e soprattutto la sua musa.
Per Guttuso lei è “Martina”.
Il pittore la ritrae in moltissime opere, disegni e dipinti e le scrive lettere appassionate. Il corpo, il volto e la personalità di Marta entrano così anche nell’universo artistico di uno dei maggiori pittori italiani del Novecento.
“MAI METTERE IN PERICOLO LE FAMIGLIE”
Quella tra Marta e Guttuso è una relazione particolare anche per le regole che i due decidono di darle.
Entrambi hanno una famiglia e, secondo quanto Marta racconterà negli anni successivi, tra loro esiste una sorta di patto: non mettere mai in pericolo le rispettive famiglie.
Un amore vissuto quindi senza nascondersi davvero, ma senza pretendere che l’altro distrugga ciò che ha costruito.
Marta continuerà a raccontare Guttuso come il grande amore della propria vita.
Un rapporto nel quale passione e arte diventano praticamente inseparabili.
Quando la loro storia finisce, dopo circa vent’anni, rimane un legame destinato a sopravvivere alla relazione stessa: quello tra il pittore e la donna che aveva trasformato nella sua musa.
DA MARTA A “MARTINA”
Nei quadri e nei disegni di Guttuso Marta appare continuamente.
Il pittore osserva quella donna esuberante e sensuale e la trasforma in “Martina”, facendola entrare nella propria opera.
Non è quindi soltanto la compagna segreta o scandalosa di un grande artista.
Marta diventa parte della sua produzione artistica.
Ed è proprio questa fusione tra arte e vita a rendere la loro storia qualcosa di diverso da uno dei tanti amori celebri del Novecento italiano.
Guttuso morirà nel 1987, ma Marta continuerà per tutta la vita a parlare di lui, a custodirne ricordi, lettere e opere.
L’ALTRO GRANDE AMORE: LUCIO MAGRI
Dopo Guttuso, nella vita di Marta arriva un altro uomo molto diverso: Lucio Magri, intellettuale e politico della sinistra italiana.
La loro relazione dura circa dieci anni.
Se con Guttuso il rapporto era dominato dalla passione e dall’arte, quello con Magri appartiene a un’altra fase della sua vita.
Marta, con la sua consueta ironia, negli anni non risparmierà neppure lui nei racconti e nelle interviste, ma lo ricorderà anche come un uomo colto, affascinante e di grande intelligenza.
Del resto, gli uomini importanti non mancano mai nella vita della Marzotto.
Lei stessa amava raccontare le proprie passioni con una frase diventata quasi una dichiarazione programmatica:
«Nella mia infedeltà ero fedelissima».
LA REGINA DEI SALOTTI
Intanto Marta diventa Marta Marzotto anche per chi non conosce nulla della sua vita sentimentale.
Tra Roma, Milano e Cortina costruisce attorno a sé un mondo fatto di artisti, intellettuali, politici, giornalisti, attori e personaggi dello spettacolo.
Le sue case diventano luoghi d’incontro.
Le sue cene e le sue feste sono leggendarie.
Marta parla con tutti, mette insieme mondi apparentemente lontanissimi e diventa quella che per decenni verrà definita “la regina dei salotti italiani”.
Tra i suoi ammiratori c’è persino il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Ma più che una semplice mondana, Marta è una grande creatrice di relazioni: le piace circondarsi di persone, ascoltare storie, discutere, provocare, ridere.
E soprattutto non ama mai passare inosservata.
CAFTANI, GIOIELLI E UNO STILE TUTTO SUO
Impossibile parlare di Marta Marzotto senza parlare del suo look.
I caftani coloratissimi, le stoffe preziose, i grandi gioielli, le collane, gli anelli e gli accessori vistosi diventano parte integrante del personaggio.
Marta non segue semplicemente la moda: crea un proprio stile.
Dopo gli esordi da modella diventa anche stilista e imprenditrice, trasformando il suo nome in una griffe e portando nella moda quella stessa idea di colore, libertà e abbondanza che caratterizza la sua vita.
Nasce anche “Marta da legare”, espressione che gioca con la sua fama di donna incontenibile e che diventa un marchio.
IL DOLORE PER LA MORTE DELLA FIGLIA ANNALISA
Dietro l’immagine della donna sempre sorridente e circondata da amici, Marta conosce però anche un dolore enorme.
Nel 1989 muore sua figlia Annalisa, a soli 32 anni, a causa della fibrosi cistica.
È una perdita devastante.
Marta, che aveva sempre affrontato la vita con un’energia quasi inesauribile, deve fare i conti con il dolore più difficile per una madre.
Continuerà tuttavia ad andare avanti, legandosi ancora di più ai figli e, negli anni, ai numerosi nipoti.
Tra questi c’è anche Beatrice Borromeo, figlia di Paola Marzotto e Carlo Ferdinando Borromeo, destinata a diventare giornalista e personaggio molto conosciuto anche fuori dall’Italia.
I LIBRI E I RICORDI DI UNA VITA INCREDIBILE
Una vita così piena non poteva non trasformarsi anche in racconto.
Marta pubblica diversi libri nei quali mescola ricordi, incontri, amori e aneddoti.
Il suo primo libro, Una finestra su Piazza di Spagna, racconta anche quel mondo romano frequentato insieme a Guttuso, fatto di artisti, intellettuali e protagonisti della vita culturale.
Negli anni Marta continua a raccontarsi senza troppi pudori.
Del resto, non ha mai costruito il proprio personaggio sulla discrezione.
Preferisce confessare, scherzare, ricordare e persino contraddirsi piuttosto che lasciare agli altri il compito di raccontare la sua vita.
LA BATTAGLIA PER LE OPERE DI GUTTUSO
Il legame con Guttuso torna al centro dell’attenzione anche molti anni dopo la morte del pittore.
Marta si trova coinvolta in una complessa vicenda giudiziaria relativa alla riproduzione di alcune opere dell’artista in suo possesso.
Nel 2006 viene condannata in primo grado, ma nel 2011 la Corte d’Appello ribalta la sentenza, stabilendo che il fatto non costituisce reato.
Ancora una volta, a distanza di decenni, il nome di Marta continua così a intrecciarsi indissolubilmente a quello di Guttuso.
GLI ULTIMI ANNI E L’AMORE PER I NIPOTI
Con il passare del tempo Marta rallenta inevitabilmente i ritmi, ma non perde la curiosità e l’entusiasmo che l’hanno sempre caratterizzata.
La famiglia diventa sempre più importante.
È madre, nonna di numerosi nipoti e continua a essere circondata da amici.
Il figlio Matteo racconterà che uno dei suoi insegnamenti più importanti è stato proprio l’ottimismo, quella capacità di ripartire continuamente dalle difficoltà e dagli errori senza lasciarsi schiacciare.
È forse il tratto che meglio riassume l’intera esistenza di Marta.
LA MORTE NEL 2016
Marta Marzotto muore a Milano il 29 luglio 2016, dopo una breve malattia vissuta lontano dai riflettori.
Ha 85 anni.
A dare pubblicamente la notizia è la nipote Beatrice Borromeo, che la saluta sui social chiamandola affettuosamente “nonita”.
Ai funerali, celebrati nella chiesa di Sant’Angelo a Milano, arrivano familiari, amici, protagonisti della moda e dello spettacolo, ma anche tante persone comuni.
Perché quella mondina diventata contessa e poi regina dei salotti era riuscita, in qualche modo, a diventare un personaggio familiare anche per chi non aveva mai partecipato a una delle sue leggendarie feste.
MARTA MARZOTTO, MOLTO PIÙ DI UNA MUSA
Definire Marta Marzotto soltanto “la musa di Guttuso” sarebbe riduttivo.
Ma è impossibile raccontarla senza partire da quella storia.
Perché Guttuso vide in lei qualcosa che poi avrebbe visto un intero Paese: una donna impossibile da contenere in una definizione.
Era stata mondina e modella, contessa e stilista, amante e madre, protagonista dei salotti e musa di un grande artista.
Aveva conosciuto la povertà e il lusso, lo scandalo e il dolore, gli amori travolgenti e la famiglia.
E aveva trasformato tutto in racconto, colore e spettacolo.
Marta Marzotto non si limitò a frequentare il Novecento italiano: con i suoi amori, le sue feste, i suoi caftani e quella inesauribile voglia di vivere, ne diventò uno dei personaggi più riconoscibili.