Max Bertolani e i suoi ragazzi della Football Academy
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Il finalista dell’“Isola dei Famosi” racconta la passione per il football americano, la sua Academy e il desiderio di diventare padre: «Vorrei avere presto un bambino. Intanto alleno i miei ragazzi»
«Il mio amore per il football americano parte da lontano. Ricordo che ero poco più di un bambino quando rimasi affascinato da questo sport guardando una telecronaca fatta da Mike Bongiorno e Guido Bagatta su Canale 5. Mi attraevano quelle regole così strane e soprattutto l’abbigliamento, che trasformava i giocatori quasi in guerrieri».
Max Bertolani ci accoglie nella sua Italian Football Academy, scuola di football americano con sede nell’hinterland milanese, e si racconta nella doppia veste di sportivo e uomo di spettacolo.
Accanto a lui c’è la compagna, l’ex calciatrice dell’Inter Roberta Antignozzi.
«Viviamo insieme da otto anni e a breve ci sposeremo, anche se è una pura formalità, perché per me è già mia moglie. Abbiamo anche intenzione di avere un bambino e chissà che il 2014 non sia l’anno giusto. Intanto ci prendiamo cura dei tanti ragazzi e ragazze che vogliono avvicinarsi a questo sport».
Quali sono stati i suoi inizi?
«Mentre passeggiavo per le strade di Milano, mi accorsi che esisteva un piccolo negozio che vendeva ed esponeva tantissime divise di football. Come dicevo, mi avevano molto colpito queste armature e soprattutto il gioco, ricco di fisicità. Entrando, iniziai a parlare con alcuni dirigenti di tre squadre milanesi di football che casualmente si trovavano lì. All’epoca ero una promessa del rugby e quei dirigenti erano tutti interessati a me. Nel dubbio su quale strada prendere, andai per istinto e scelsi la squadra dei Rhinos. Quello fu per me il punto di partenza per raggiungere mille soddisfazioni».
Nel 1995 ha giocato nella Nazionale italiana. Che cosa si prova a rappresentare il proprio Paese?
«Ho indossato la maglia della Nazionale nel ’93 e nel ’95. Sono state due edizioni dei Campionati Europei fantastiche, meravigliose. Poter rappresentare il proprio Paese credo sia il sogno di ogni atleta: quando senti l’inno ti vengono i brividi e le lacrime agli occhi. In quel momento tu sei l’Italia. Con tanto lavoro e sacrificio sono stato uno dei pochi fortunati a vivere questa esperienza».
Anche la sua carriera televisiva è ricca di esperienze. Che cosa l’ha spinta a passare dal campo al palcoscenico?
«Negli anni Novanta si credeva che lo sportivo fosse tutto muscoli e niente cervello. Io ho cercato di cambiare questo pregiudizio, dimostrando che un atleta può essere una persona polivalente, capace di fare tante cose anche nel mondo dello spettacolo. Naturalmente ho fatto questi ragionamenti seguendo le regole dello sport, giocando duramente ma in modo corretto. E qui mi sono sbagliato alla grande, perché il mondo dello spettacolo non è molto sportivo. Però non mi sono buttato giù e sono andato avanti, fino alla consacrazione come personaggio pubblico partecipando all’ultima edizione dell’Isola dei Famosi. È stata un’esperienza di vita bellissima. Sono arrivato tra i finalisti ed è stato un mio personale successo».
Allenare i ragazzi nella Football Academy sembra essere la sua principale attività in questo momento. Ci può raccontare meglio questa scuola?
«L’Academy è il mio orgoglio. La scuola è nata dalla mia passione per questo sport ed è stata pensata per i giovani, che devono distinguersi sia in campo sia fuori. È anche una scuola di valori. È una missione mia e del mio staff tecnico: il nostro scopo è trasformare in uomini tanti ragazzini che vengono da noi. E chissà, magari tra qualche anno mi ritroverò ad allenare anche un piccolo o una piccola Bertolani!».



