Moana Pozzi, la diva che trasformò lo scandalo in un mito

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Bellissima, provocatoria, intelligente e per molti versi indecifrabile. Moana Pozzi è stata molto più della più celebre pornostar italiana: negli anni Ottanta e Novanta riuscì a trasformarsi in un autentico fenomeno di costume, entrando nelle case degli italiani attraverso la televisione, scrivendo libri, parlando di politica e presentandosi persino alle elezioni. Una diva trasgressiva ma mai volgare, capace di costruire attorno a sé un personaggio che ancora oggi continua ad affascinare. E la sua morte, arrivata improvvisamente a soli 33 anni, non ha fatto che alimentarne il mito.

UN’INFANZIA IN GIRO PER IL MONDO

Moana Rosa Pozzi nasce a Genova, nel quartiere di Pra’ Palmaro, il 27 aprile 1961.

È la primogenita di Alfredo Pozzi, ricercatore nucleare, e Giovannina Alloisio. Il lavoro del padre porta la famiglia a spostarsi continuamente e Moana trascorre così un’infanzia decisamente fuori dal comune, vivendo tra l’Italia e diversi Paesi stranieri, tra cui Spagna, Canada e Brasile.

Tornata in Italia durante l’adolescenza, frequenta prima il liceo artistico e successivamente il liceo scientifico.

Quando la famiglia si trasferisce nuovamente all’estero, Moana decide invece di restare. Il suo obiettivo è Roma e, soprattutto, il mondo dello spettacolo.

I PRIMI PASSI NEL CINEMA

Nella Capitale studia recitazione all’Accademia Fersen e comincia a lavorare come modella, comparsa e attrice.

All’inizio degli anni Ottanta il suo volto compare in numerose commedie italiane.

Tra i film ai quali prende parte ci sono La patata bollente con Renato Pozzetto, W la foca, Borotalco di Carlo Verdone, Vieni avanti cretino con Lino Banfi e Vacanze di Natale dei fratelli Vanzina.

Seguono Paulo Roberto Cotechiño centravanti di sfondamento, Fuga dal Bronx, A tu per tu, Doppio misto e I pompieri.

Sono quasi sempre piccoli ruoli, ma Moana non passa inosservata.

Nel 1985 arriva persino Federico Fellini, che la coinvolge in Ginger e Fred per alcune sequenze legate a finti spot televisivi.

Ma nel frattempo nella sua carriera è già accaduto qualcosa destinato a cambiarne completamente il corso.

LO SCANDALO E L’INCONTRO CON IL CINEMA HARD

All’inizio degli anni Ottanta Moana prende parte anche ad alcune produzioni erotiche, inizialmente utilizzando altri nomi.

Quando viene riconosciuta, esplode lo scandalo.

In quel periodo sta cercando infatti di costruirsi una carriera anche nella televisione generalista e compare come soubrette nel programma di Rai Due Tip Tap Club.

Per qualche anno continua comunque a lavorare nel cinema tradizionale, ma nella seconda metà degli anni Ottanta compie la scelta definitiva.

Nel 1986 entra nella scuderia Diva Futura di Riccardo Schicchi, lo stesso universo che aveva trasformato Ilona Staller, Cicciolina, in una star.

Da quel momento nasce davvero Moana.

DA FANTASTICA MOANA A DIVA FUTURA

Con Fantastica Moana e Moana, la bella di giorno il suo nome diventa un marchio.

Il cinema hard italiano ha trovato una nuova protagonista e Moana costruisce il proprio personaggio con grande attenzione.

È sensuale, ma anche ironica. Provocatoria, ma quasi sempre controllata. Parla con una voce calma e un linguaggio ricercato che contrastano con l’immagine scandalosa che la accompagna.

Ed è proprio questa contraddizione a renderla diversa.

Moana non cerca soltanto di essere desiderata: vuole incuriosire.

Il pubblico comincia così a interessarsi non soltanto al suo corpo, ma anche a quello che dice.

LA TELEVISIONE E LO SCANDALO DI MATRJOSKA

Il rapporto di Moana con la televisione è però tutt’altro che semplice.

Nel 1987 viene coinvolta in Jeans 2, programma pomeridiano di Rai Tre condotto da un giovanissimo Fabio Fazio, ma la sua presenza provoca proteste.

Ancora più clamoroso è ciò che accade l’anno successivo con Matrjoska, programma ideato da Antonio Ricci per Italia 1.

Moana dovrebbe attraversare lo studio completamente nuda, ma la trasmissione viene bloccata prima ancora del debutto.

Il progetto viene successivamente trasformato in L’araba fenice e Moana può finalmente apparire: nuda sì, ma avvolta nel cellophane.

È una delle immagini destinate a entrare nella storia della televisione italiana.

MOANA CONQUISTA I SALOTTI TELEVISIVI

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta avviene qualcosa che pochi avrebbero potuto immaginare.

La pornostar diventa un personaggio televisivo trasversale.

Moana viene invitata nei talk show, intervistata, chiamata a parlare di sesso e costume. Partecipa a programmi come L’appello del martedì, Harem di Catherine Spaak e L’Istruttoria di Giuliano Ferrara, fino ad arrivare nei grandi contenitori della televisione generalista.

Nel 1993 è ospite di Pippo Baudo a Domenica In.

Non è più soltanto la protagonista di film destinati a un pubblico adulto: ormai Moana Pozzi è diventata una celebrità nazionale.

E riesce in qualcosa di molto difficile per quegli anni: portare apertamente la propria identità di pornostar nella televisione delle famiglie senza cercare di rinnegarla.

LA FILOSOFIA DI MOANA

Nel 1991 pubblica a proprie spese La filosofia di Moana.

Il libro diventa immediatamente un caso.

Moana racconta la propria visione dell’amore, del sesso e degli uomini e inserisce anche una discussa lista di personaggi famosi con i quali sostiene di avere avuto rapporti, accompagnandoli con giudizi e voti.

Tra i nomi citati compaiono attori, comici, sportivi e uomini molto conosciuti dello spettacolo.

Il libro va a ruba e contribuisce ulteriormente a costruire l’immagine di una donna che vuole gestire in prima persona la propria sessualità e persino il racconto pubblico che ne viene fatto.

MOANA E LA POLITICA

E poi arriva persino la politica.

Nel 1992 Moana si candida alle elezioni con il Partito dell’Amore, formazione guidata da Mauro Biuzzi.

Tiene comizi, partecipa alle trasmissioni televisive e porta nella campagna elettorale temi legati alla libertà sessuale e ai diritti civili.

Non viene eletta, ma la sua candidatura diventa inevitabilmente un evento mediatico.

L’anno successivo tenta anche la corsa a sindaco di Roma.

Ancora una volta Moana riesce a spostare più avanti il confine tra spettacolo, provocazione e vita pubblica.

KARL LAGERFELD, FENDI E IL MONDO DELLA MODA

La sua immagine affascina anche ambienti apparentemente lontanissimi dal cinema hard.

Nel 1991 viene scelta come musa-testimonial della Biennale Musica diretta da Sylvano Bussotti.

Nel 1993 arriva persino sulle passerelle dell’alta moda: grazie a Karl Lagerfeld, sfila a Milano per Fendi.

È forse questa una delle caratteristiche più sorprendenti della sua parabola: Moana riesce a entrare e uscire continuamente da mondi diversi senza smettere mai di essere riconoscibile.

Pornografia, televisione, cinema, moda, cultura e politica finiscono per convivere nello stesso personaggio.

L’AMORE SEGRETO E IL MATRIMONIO

Dietro la donna che parlava pubblicamente di sesso con una libertà allora quasi impensabile esisteva anche una vita privata che Moana proteggeva gelosamente.

Il 31 ottobre 1991 sposa a Las Vegas Antonio Di Ciesco, suo compagno e collaboratore.

Il matrimonio rimane segreto.

Una scelta sorprendente per una donna che sembrava raccontare pubblicamente ogni aspetto della propria intimità e che dimostra quanto fosse in realtà sottile il confine tra la vera Moana e il personaggio che aveva costruito.

IL SEGRETO DI SIMONE

Molti anni dopo la sua morte emerge un altro capitolo privato della sua storia.

Simone Pozzi, per lungo tempo presentato pubblicamente come il fratello minore di Moana, rivela nel 2006 di essere in realtà suo figlio, cresciuto dai genitori dell’attrice.

Una maternità tenuta nascosta per tutta la vita pubblica della diva e un altro elemento destinato ad alimentare il mistero che continua a circondare la sua figura.

LA MALATTIA E LA MORTE A SOLI 33 ANNI

Nel 1994, mentre è ancora all’apice della popolarità, Moana scompare improvvisamente dalle scene.

È gravemente malata.

Viene ricoverata a Lione, in Francia, dove muore il 15 settembre 1994, a soli 33 anni.

La causa ufficiale della morte è un carcinoma epatocellulare.

La rapidità della malattia, la riservatezza della famiglia e l’assenza di Moana dai riflettori negli ultimi mesi alimentano immediatamente voci e teorie di ogni genere.

Negli anni qualcuno arriverà persino a mettere in dubbio la sua morte.

Ma dietro le leggende resta una realtà molto più semplice e dolorosa: una donna giovanissima, diventata uno dei personaggi più conosciuti d’Italia, se ne era andata nel momento di massima notorietà.

IL MITO DI MOANA POZZI

La morte non cancella Moana. Accade esattamente il contrario.

Negli anni successivi libri, documentari, programmi televisivi e fiction continuano a raccontarla e a interrogarsi sul segreto del suo fascino.

Nel 2009 la sua vita diventa anche una miniserie televisiva, Moana, con Violante Placido nel ruolo della protagonista.

Ma forse nessuna ricostruzione riesce davvero a spiegare fino in fondo il personaggio.

Moana Pozzi era certamente un simbolo erotico. Ma aveva capito prima di molti altri che la provocazione poteva diventare comunicazione e il personaggio un’opera costruita giorno dopo giorno.

Non rinnegò il cinema hard per essere accettata dalla televisione. Fece, semmai, il contrario: costrinse progressivamente la televisione e il pubblico ad accettare Moana per quella che aveva deciso di essere.

Ed è forse per questo che, a più di trent’anni dalla sua morte, il suo nome continua a evocare qualcosa che va ben oltre i film che interpretò.

Moana non fu soltanto una pornostar. Fu una diva, un fenomeno di costume e uno dei personaggi più trasgressivi e misteriosi dell’Italia tra gli anni Ottanta e Novanta.

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