“Il rito” di Bergman al Teatro Vascello: quando l’arte sfida il potere

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Dal cinema al palcoscenico, seguendo in qualche modo il percorso che Ingmar Bergman aveva immaginato fin dall’inizio. Dal 21 al 26 gennaio il Teatro Vascello di Roma ospita Il rito, adattamento teatrale dell’opera del grande regista svedese, con la regia di Alfonso Postiglione.

In scena Alice Arcuri, Giampiero Judica, Antonio Zavatteri e lo stesso Postiglione, per una storia che mette al centro uno dei temi più cari a Bergman: il difficile rapporto tra l’arte, la libertà e il potere che pretende di giudicarle.

La vicenda ruota attorno a tre artisti di varietà: i coniugi Hans e Thea Winkelmann e Sebastian Fischer, amante della donna. I tre vengono denunciati per la presunta oscenità di un numero del loro ultimo spettacolo e sono chiamati a rispondere davanti al giudice Ernst Abrahmsson.

Il rito è tratto dal film omonimo di Ingmar Bergman del 1969. Tre artisti di varietà (i coniugi Hans e Thea, e Sebastian, amante della donna sono denunciati per l’oscenità presunta di un numero del loro ultimo spettacolo.

Il giudice Abrahmsson li interroga per decretarne l’eventuale condanna. Non riuscendo a farsi un’idea dai colloqui con gli artisti, l’uomo assiste alla performance allestita nel suo ufficio, subendone conseguenze inaspettate. Al centro del lavoro, il tema della censura e l’impossibilità di contenere la potenzialità destabilizzante dell’atto artistico.

Uno dopo l’altro vengono interrogati, ma il magistrato non riesce a stabilire fino a che punto quella performance possa davvero essere considerata oscena. Decide allora di assistervi personalmente. Gli artisti mettono in scena il loro misterioso rito proprio nel suo ufficio e da quel momento il confronto tra chi crea e chi giudica prende una piega imprevedibile.

Dal film al palcoscenico

Il rito nasce da un testo scritto da Bergman nel 1968. Il regista aveva inizialmente immaginato l’opera per il Dramaten di Stoccolma, prima di cambiare idea e trasformarla in un lavoro destinato alla televisione. Il film, intitolato in originale Riten, uscì nel 1969: quattro soli personaggi, ambienti chiusi e una tensione quasi teatrale costruita soprattutto attraverso parole, sguardi e rapporti di forza.

L’allestimento diretto da Alfonso Postiglione compie dunque una sorta di viaggio al contrario, riportando Il rito là dove era stato inizialmente immaginato: su un palcoscenico. E lo fa partendo dal testo originale integrale dal quale Bergman sviluppò successivamente la sceneggiatura cinematografica.

Al centro rimane il tema della censura, ma soprattutto la domanda che attraversa tutta l’opera: fino a che punto il potere può controllare l’arte e stabilire ciò che un artista abbia o non abbia il diritto di rappresentare?

Anche la scena restituisce questo scontro. Una grande scatola bianca circonda una piattaforma nera sospesa sulla quale si trova l’ufficio del giudice. È lì che i tre protagonisti vengono convocati e interrogati, mentre progressivamente sono proprio gli artisti a trasformarsi da accusati in una presenza capace di mettere sotto assedio l’autorità che dovrebbe giudicarli.

Parole, corpi, provocazione e libertà si intrecciano così in un confronto sempre più serrato, fino a un finale inatteso nel quale sarà l’arte stessa a mostrare tutta la sua forza destabilizzante.

Il rito
Teatro Vascello – Roma, via Giacinto Carini 78
Dal 21 al 26 gennaio
Con Alice Arcuri, Giampiero Judica, Alfonso Postiglione e Antonio Zavatteri
Adattamento e regia di Alfonso Postiglione
Traduzione di Gianluca Iumiento
Durata: 100 minuti

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