Antonio Catania, attore cult di Boris

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Dal teatro dell’Elfo al cinema di Gabriele Salvatores, passando per Mediterraneo, Pane e tulipani, Carlo Verdone e Aldo, Giovanni e Giacomo. Antonio Catania è uno di quegli attori che hanno attraversato quarant’anni di cinema italiano lasciando il segno anche con pochi minuti sullo schermo. E per gli appassionati di Boris resterà sempre l’indimenticabile Diego Lopez.

Ci sono attori ai quali basta entrare in scena per rendere immediatamente riconoscibile un personaggio.

Antonio Catania appartiene a questa categoria.

Nato ad Acireale il 22 febbraio 1952, ha costruito una carriera tra teatro, cinema e televisione diventando uno dei caratteristi più apprezzati dello spettacolo italiano.

Siciliano di nascita e milanese di formazione, Catania lascia Acireale con la famiglia a sedici anni. Ma proprio la Sicilia della sua infanzia gli regala alcune delle prime suggestioni teatrali. Nel 2026 ha ricordato l’opera dei pupi del puparo Emanuele Macrì e i tanti personaggi stravaganti incontrati da bambino, diventati inconsapevolmente parte del suo bagaglio di attore.

Da Acireale a Milano

A Milano frequenta l’università, ma il teatro finisce presto per prendere il sopravvento.

Si forma alla scuola d’arte drammatica e nel 1975 comincia a lavorare con il Teatro dell’Elfo, dove incontra, tra gli altri, Gabriele Salvatores. È l’inizio di un sodalizio destinato a proseguire anche sul grande schermo.

Il debutto cinematografico con Salvatores arriva nel 1987 con Kamikazen – Ultima notte a Milano. Poi Catania entra nel cast di alcuni dei film più conosciuti del regista, tra cui Mediterraneo, Puerto Escondido, Sud e Nirvana.

E proprio Mediterraneo, vincitore dell’Oscar come miglior film straniero, contribuisce a far conoscere sempre di più il suo volto al pubblico.

Un volto della commedia italiana

Da quel momento la carriera cinematografica di Antonio Catania diventa lunghissima.

Lavora con registi molto diversi tra loro e passa con naturalezza dal cinema d’autore alla commedia popolare.

Recita in La cena di Ettore Scola e in Pane e tulipani di Silvio Soldini, ma il grande pubblico lo ritrova anche accanto ad Aldo, Giovanni e Giacomo in film come Così è la vita, Chiedimi se sono felice e La leggenda di Al, John e Jack.

Importante anche l’incontro con Carlo Verdone, che lo dirige in Ma che colpa abbiamo noi e L’amore è eterno finché dura. Per Ma che colpa abbiamo noi Catania ottiene anche una candidatura al David di Donatello come miglior attore non protagonista.

Una carriera costruita spesso lontano dal ruolo del protagonista assoluto, ma con una caratteristica particolare: Catania riesce quasi sempre a lasciare memoria del proprio personaggio.

Diego Lopez, l’uomo della rete di Boris

Poi arriva Diego Lopez.

Dal 2007 Antonio Catania entra nel mondo di Boris, la serie diventata negli anni un vero cult della televisione italiana.

Lopez è il delegato della rete, l’uomo che rappresenta quel sistema televisivo assurdo, contraddittorio e spesso incomprensibile che la serie racconta con ferocia e ironia.

Catania interpreta il personaggio nelle prime tre stagioni, dal 2007 al 2010, e torna a vestirne i panni anche in Boris – Il film nel 2011.

Ed è proprio Boris a regalargli una nuova popolarità presso una generazione di spettatori più giovani.

Diego Lopez entra così nella galleria di personaggi che hanno reso la serie un fenomeno di culto, accanto a René Ferretti, Stanis La Rochelle, Arianna, Biascica e agli altri componenti della sgangherata troupe de Gli occhi del cuore.

Teatro, cinema e televisione

Ma ridurre Antonio Catania a Boris sarebbe ingiusto.

Il teatro, dal quale tutto è cominciato, è rimasto una presenza costante nella sua carriera. E parallelamente sono continuati cinema e televisione, con produzioni come Il giudice Mastrangelo, Benvenuti a tavola e, più recentemente, The Bad Guy.

Nel cinema degli ultimi anni ha inoltre ritrovato Gabriele Salvatores, il regista con il quale aveva cominciato, partecipando a Il ritorno di Casanova e Napoli – New York.

Un cerchio che in qualche modo si chiude.

Il caratterista che non passa inosservato

Antonio Catania non ha mai avuto bisogno di essere necessariamente il protagonista.

Ha fatto qualcosa di forse ancora più difficile: rendere protagonisti i suoi personaggi.

Un’espressione, una battuta, quella particolare misura tra ironia e disincanto gli sono bastate per attraversare generi, registi e generazioni di pubblico.

Dal Teatro dell’Elfo a Salvatores, da Verdone ad Aldo, Giovanni e Giacomo, fino a quella televisione italiana che Boris ha raccontato e preso in giro senza pietà.

E per chi ama la serie, quando compare Antonio Catania è difficile non pensare immediatamente a lui.

Diego Lopez, l’uomo della rete.

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