Un padre morto a 32 anni, un figlio ucciso a 28 durante le riprese di un film che parla di morte e resurrezione. E una scena girata anni prima che sembra anticipare la tragedia. È la storia di Bruce Lee e Brandon Lee, due stelle del cinema unite da un destino che ancora oggi fa rabbrividire.
Ci sono film che fanno paura per quello che raccontano. E altri che continuano a inquietare anche quando lo schermo si spegne, perché ciò che è accaduto durante le riprese è molto più terribile di qualsiasi storia inventata.
“Il Corvo”, il film cult del 1994, appartiene a questa seconda categoria. Una storia d’amore e di morte, diventata leggenda per una tragedia che nessuno avrebbe potuto immaginare. O forse sì, almeno secondo chi, ancora oggi, parla di una misteriosa maledizione.
Perché il suo protagonista, Brandon Lee, figlio del leggendario Bruce Lee, morì proprio mentre interpretava un uomo assassinato. E suo padre, vent’anni prima, era scomparso in circostanze improvvise, lasciando dietro di sé interrogativi, sospetti e racconti inquietanti.
Due morti premature, due carriere interrotte sul più bello e una coincidenza cinematografica così impressionante da sembrare scritta da uno sceneggiatore dell’orrore.
Ma andiamo con ordine.
QUELLA NOTTE SUL SET, QUANDO LA FINZIONE DIVENTÒ REALTÀ
È la notte del 31 marzo 1993. A Wilmington, nella Carolina del Nord, si stanno girando le ultime scene de “Il Corvo”, diretto da Alex Proyas.
Brandon Lee ha 28 anni, un fisico atletico, il volto affascinante e malinconico e una carriera che sta finalmente decollando. Per anni ha cercato di liberarsi dall’ombra ingombrante del padre, Bruce Lee, il più celebre interprete di film di arti marziali della storia.
Ora ha trovato il ruolo che potrebbe consacrarlo.
Interpreta Eric Draven, un giovane musicista brutalmente assassinato insieme alla fidanzata Shelly. Un anno dopo la morte, un misterioso corvo lo riporta nel mondo dei vivi affinché possa vendicarsi dei suoi assassini.
È una favola nera, romantica e violenta, nella quale l’amore è più forte persino della morte.
Quella notte si deve girare una scena particolarmente drammatica: Eric entra nel suo appartamento e viene colpito da uno dei criminali.
Davanti a Brandon c’è l’attore Michael Massee, che impugna una pistola di scena.
La macchina da presa è pronta. Le luci sono accese. Tutti aspettano il momento dello sparo.
Poi il colpo parte.
Brandon cade a terra.
Ma non si rialza.
All’inizio qualcuno pensa che stia continuando a recitare. Poi ci si accorge del sangue. Qualcosa è andato terribilmente storto.
L’attore viene trasportato d’urgenza in ospedale. I medici tentano per ore di salvarlo, ma le ferite sono troppo gravi.
Brandon Lee muore a soli 28 anni.
La finzione è diventata realtà. L’attore che interpreta un uomo assassinato è stato ucciso proprio durante la scena del suo omicidio.
IL MISTERO DEL PROIETTILE CHE NON DOVEVA ESISTERE
Come può una pistola caricata a salve uccidere un attore?
È la domanda che sconvolge Hollywood.
Le indagini ricostruiscono una catena di errori incredibile. Durante una precedente ripresa, nella canna della pistola era rimasta incastrata la punta di un proiettile utilizzato per simulare munizioni vere.
Nessuno se ne era accorto.
Quando Michael Massee preme il grilletto, la carica a salve spinge violentemente quel frammento metallico fuori dalla canna, trasformandolo in un proiettile mortale.
Brandon viene colpito all’addome.
Non c’è nessun assassino nascosto nell’ombra, nessun complotto dimostrato. Le indagini stabiliscono che si è trattato di un incidente causato da gravi negligenze nella gestione delle armi di scena.
Eppure, intorno a quella morte cominciano a circolare racconti inquietanti.
Perché durante la lavorazione de “Il Corvo” si erano già verificati diversi incidenti. Un tecnico aveva riportato gravi ustioni dopo essere entrato in contatto con una linea elettrica, mentre altri contrattempi avevano alimentato un clima di crescente inquietudine.
Tanto che, secondo le cronache dell’epoca, alcuni membri della troupe avevano già cominciato a parlare della maledizione de “Il Corvo”.
Poi era arrivata la morte di Brandon.
E quella parola, maledizione, aveva assunto un significato ancora più sinistro.
VENT’ANNI PRIMA, LA MISTERIOSA MORTE DI BRUCE LEE
Per comprendere perché la tragedia di Brandon abbia alimentato tante leggende bisogna tornare indietro di vent’anni.
È il 20 luglio 1973.
Bruce Lee, il piccolo drago che ha rivoluzionato il cinema delle arti marziali, si trova a Hong Kong.
Ha soltanto 32 anni ed è all’apice del successo. Il suo fisico è diventato un simbolo di forza, disciplina e perfezione atletica.
Quel pomeriggio, però, accusa un forte mal di testa mentre si trova nell’appartamento dell’attrice Betty Ting Pei.
Prende un antidolorifico e si sdraia per riposare.
Non si sveglierà più.
La causa ufficiale della morte è un edema cerebrale, attribuito a una probabile reazione di ipersensibilità a un farmaco.
Ma la scomparsa di un uomo così giovane e apparentemente invincibile scatena immediatamente ogni genere di ipotesi.
C’è chi parla di un avvelenamento, chi sospetta una vendetta della criminalità organizzata cinese e chi arriva a evocare antiche maledizioni familiari.
Nessuna di queste teorie trova conferma.
Bruce Lee lascia la moglie Linda e due figli, Brandon, che ha appena otto anni, e Shannon, ancora più piccola.
Brandon cresce con il ricordo di un padre diventato immortale agli occhi del mondo, ma che lui ha perduto troppo presto.
Non può sapere che, vent’anni dopo, il suo nome sarà associato a una tragedia altrettanto sconvolgente.
LA SCENA DEL FILM DI BRUCE LEE CHE SEMBRA ANNUNCIARE LA MORTE DEL FIGLIO
Ed eccoci alla coincidenza più impressionante di tutta questa storia.
Nel 1978, cinque anni dopo la morte di Bruce Lee, arriva nelle sale “L’ultimo combattimento di Chen”, conosciuto internazionalmente come “Game of Death”.
È un film particolare, completato dopo la scomparsa dell’attore utilizzando alcune sequenze che aveva girato prima di morire e nuove scene realizzate con delle controfigure.
E proprio in questo film compare una sequenza che, vista oggi, mette i brividi.
Bruce Lee interpreta un attore che si trova su un set cinematografico. Durante le riprese, un criminale sostituisce le munizioni innocue con un proiettile vero.
Quando la pistola spara, l’attore viene colpito.
Una scena di finzione che ricorda in maniera sconvolgente ciò che accadrà a Brandon Lee quindici anni dopo.
La sequenza, è importante precisarlo, fu realizzata per la versione del film completata dopo la morte di Bruce Lee. Non si tratta quindi di una profezia girata personalmente dall’attore.
Ma la somiglianza tra le due vicende rimane impressionante.
Un padre legato a un film nel quale un attore viene colpito da un proiettile vero durante una ripresa. Un figlio che muore davvero, anni dopo, per un colpo partito da una pistola di scena.
È questa coincidenza ad avere contribuito ad alimentare la leggenda di una maledizione che avrebbe perseguitato la famiglia Lee.
BRANDON STAVA PER SPOSARSI: IL MATRIMONIO CHE NON CI FU MAI
Ma dietro la leggenda, dietro le coincidenze e i racconti inquietanti, c’è soprattutto una storia d’amore spezzata.
Brandon Lee era innamorato di Eliza Hutton, una giovane donna che lavorava nel mondo del cinema.
I due avevano deciso di sposarsi e stavano organizzando il matrimonio in Messico, previsto poco dopo la conclusione delle riprese de “Il Corvo”.
Brandon aveva davanti a sé tutto quello che desiderava: il successo professionale, una donna da amare e una nuova vita da costruire.
Invece Eliza si ritrova a raggiungerlo in ospedale, mentre i medici tentano disperatamente di salvarlo.
Pochi giorni dopo, il 3 aprile 1993, Brandon viene sepolto a Seattle, nel cimitero di Lake View.
Accanto a suo padre.
Bruce Lee e Brandon Lee riposano uno vicino all’altro. Il padre morto a 32 anni, il figlio a 28.
Due generazioni, due vite interrotte e una famiglia costretta ad affrontare due tragedie che sembrano rispecchiarsi.
“IL CORVO”, IL FILM CHE SOPRAVVISSE AL SUO PROTAGONISTA
Dopo la morte di Brandon, la produzione de “Il Corvo” si ferma.
Per settimane nessuno sa se il film vedrà mai la luce.
Poi viene presa una decisione: completarlo, utilizzando le scene già girate, alcune controfigure ed effetti speciali digitali.
Tra le controfigure c’è anche Chad Stahelski, destinato molti anni dopo a diventare il regista della saga di “John Wick”.
Nel 1994 “Il Corvo” arriva finalmente nei cinema.
Il successo è enorme e il film diventa rapidamente un cult, soprattutto tra gli appassionati del cinema gotico.
Ma guardare Brandon Lee sullo schermo provoca una sensazione particolare.
Il suo personaggio è un uomo che torna dalla morte perché non riesce ad abbandonare la donna che ama. Un’anima sospesa tra due mondi, incapace di trovare pace finché non avrà portato a termine la propria missione.
E mentre Eric Draven combatte contro la morte, lo spettatore sa che l’attore che gli presta il volto non c’è più.
Ogni sorriso, ogni sguardo, ogni movimento diventano parte di un addio.
Il film che avrebbe dovuto consacrare Brandon Lee finisce così per trasformarsi nel suo testamento artistico.
MA ESISTE DAVVERO LA MALEDIZIONE DE “IL CORVO”?
Sono trascorsi più di trent’anni dalla morte di Brandon Lee e oltre cinquant’anni da quella di suo padre Bruce.
Le indagini hanno fornito spiegazioni concrete a entrambe le tragedie. Nessuna prova ha mai dimostrato l’esistenza di una maledizione o di un complotto ai danni della famiglia.
Eppure, certe coincidenze continuano a esercitare un fascino irresistibile.
Un padre che muore giovanissimo. Un figlio che segue le sue orme e perde la vita proprio mentre interpreta un uomo destinato a risorgere. Un vecchio film nel quale compare una scena incredibilmente simile alla tragedia che deve ancora accadere.
E infine due tombe, una accanto all’altra, a ricordare quanto fragile possa essere persino la vita di chi, sullo schermo, ci appare invincibile.
Forse la vera maledizione de “Il Corvo” è proprio questa: avere trasformato una storia d’amore più forte della morte in una tragedia reale.
Perché nel film Eric Draven può tornare dall’aldilà per riabbracciare idealmente la donna che ama.
Brandon Lee, invece, non ha mai potuto farlo.
E forse è proprio per questo che, ogni volta che rivediamo “Il Corvo”, abbiamo la sensazione che dietro quel volto pallido, gli occhi cerchiati di nero e il sorriso malinconico ci sia qualcosa di più di un personaggio cinematografico. C’è un ragazzo di ventotto anni che avrebbe dovuto vivere ancora a lungo. E che il cinema ha reso immortale proprio nel momento in cui la vita gli è stata portata via.

