Dietro l’eleganza, il sorriso e quell’immagine raffinata che l’ha trasformata in una delle più grandi icone di Hollywood, Audrey Hepburn nascondeva una storia drammatica vissuta quando era ancora adolescente.
Durante la Seconda guerra mondiale, infatti, la futura protagonista di Vacanze romane e Colazione da Tiffany visse nei Paesi Bassi occupati dai nazisti e, ancora giovanissima, aiutò la Resistenza olandese. A ricostruire questo capitolo poco conosciuto della sua vita è lo scrittore Robert Matzen nel libro Dutch Girl: Audrey Hepburn and World War II.
Audrey aveva soltanto undici anni quando, nel 1940, l’esercito tedesco invase i Paesi Bassi. Negli anni dell’occupazione conobbe da vicino la paura, la fame e la violenza della guerra. Secondo la ricostruzione di Matzen, partecipò anche a spettacoli di danza organizzati clandestinamente per raccogliere denaro destinato alla Resistenza e svolse piccoli incarichi a sostegno della lotta contro gli occupanti.
Una storia rimasta per decenni nell’ombra e che permette di comprendere meglio anche l’impegno umanitario che avrebbe caratterizzato gli ultimi anni della vita dell’attrice, diventata ambasciatrice dell’Unicef.
A rendere ancora più prezioso il libro è la prefazione di Luca Dotti, il figlio nato dal matrimonio di Audrey con lo psichiatra italiano Andrea Dotti.
«Ora capisco perché le parole “bene”, “male”, “amore” e “misericordia” fossero così importanti nella sua narrativa», racconta. E ricorda come, quando sua madre parlava delle cose che avevano davvero segnato la sua esistenza, non citasse Hollywood o i red carpet: tornava con la memoria ai luoghi dell’Olanda e agli anni terribili della guerra, trasformando persino quei ricordi dolorosi in storie da raccontare ai suoi bambini.
Prima di diventare una principessa sul grande schermo, dunque, Audrey Hepburn era stata una ragazzina che aveva conosciuto la guerra e aveva scelto, nel suo piccolo, da che parte stare.

