Addio a Giovanni Cozzi, il fotografo che sapeva catturare la bellezza

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Dai celebri calendari di Max ai ritratti delle donne più belle dello spettacolo: è morto a 55 anni Giovanni Cozzi. Il ricordo personale di Raffaella Ponzo: «Per me era Cozz, io per lui Ponzolina»

Giovanni Cozzi era un chitarrista rock, uno skipper innamorato del silenzio del mare e, soprattutto, un fotografo capace di guardare le donne attraverso un obiettivo e restituire a ognuna una bellezza diversa.

È morto improvvisamente a soli 55 anni, colpito da un infarto all’alba nella sua casa di Rocca di Papa, alle porte di Roma, dove viveva insieme alla sua amata Paola.

Con lui scompare uno dei fotografi che hanno segnato un’epoca dell’editoria italiana, firmando copertine, servizi fotografici e alcuni dei calendari più celebri tra gli anni Novanta e Duemila.

«Per me Giovanni Cozzi era Cozz»

Ma dietro il grande professionista c’era soprattutto un uomo. E per chi lo aveva conosciuto davvero, Giovanni era fatto di immagini molto diverse da quelle patinate finite sulle copertine dei giornali.

Per me Giovanni Cozzi era Cozz ed io per lui Ponzolina. Tante volte ci siamo visti, abbiamo parlato, siamo andati alle mostre o al cinema, oppure abbiamo mangiato con la sua Paola, tra risate, vino rosso e parmigiana di melanzane.

Per me lui è quel tramonto visto da casa sua, la bellezza della luce, ma anche di un’ombra. È stare scalza in mezzo alla campagna, è mio figlio in una tinozza che ride mentre io lo lavo.

Cozz era buddista, credeva in una vita dopo la morte e nella reincarnazione. Dunque: Cozz, ’ndo stai ora? Guarda che io ti cerco!

Raffaella Ponzo (Ponzolina)

Il fotografo delle donne

La carriera di Giovanni Cozzi era iniziata nella Roma dei primi anni Ottanta, quando lavorava come paparazzo. Con il passare degli anni aveva però sviluppato uno stile personale e immediatamente riconoscibile, diventando uno dei fotografi più richiesti dall’editoria.

Davanti al suo obiettivo sono passate alcune delle donne più belle e popolari dello spettacolo italiano.

Per Max ha realizzato numerose copertine e calendari, fotografando, tra le altre, Sabrina Ferilli, Martina Stella, Alena Seredova, Cristiana Capotondi, Nina Moric, Randi Ingerman e Giovanna Mezzogiorno.

Proprio il calendario di Sabrina Ferilli, pubblicato alla fine del 1999, diventò un fenomeno editoriale, vendendo quasi un milione di copie.

Eppure nelle fotografie di Cozzi la sensualità non era mai soltanto esibizione.

Le sue donne erano femminili, luminose, seducenti. Giovanni sapeva utilizzare la luce e le ombre per raccontare un volto e un corpo senza trasformarli semplicemente in un’immagine patinata.

Una nuova vita dietro le quinte

Dopo oltre trent’anni di carriera tra Italia ed estero, negli ultimi tempi Cozzi aveva scelto di allontanarsi progressivamente dai grandi servizi fotografici.

Uno dei suoi ultimi lavori editoriali era stato per Sette del Corriere della Sera, con una copertina dedicata all’attrice Sarah Felberbaum.

Ma non aveva certo smesso di progettare.

Con alcune amiche e colleghe aveva fondato Loolitart, una realtà nata con l’obiettivo di dare spazio agli artisti e ai fotografi nei quali credeva. Voleva pubblicare libri, scoprire nuovi talenti e mettere la sua esperienza al servizio di una nuova generazione.

Tra i primi progetti c’era stato un volume dedicato a Lee Jeffries, fotografo britannico conosciuto per i suoi intensissimi ritratti di persone senza dimora.

Poi, improvvisamente, tutto si è fermato.

Restano le sue fotografie. Restano quelle donne illuminate dal suo obiettivo, i calendari diventati simbolo di un’epoca e oltre trent’anni di immagini.

Ma per chi gli ha voluto bene restano soprattutto altre fotografie, quelle che non sono mai finite su una rivista: un tramonto a Rocca di Papa, una tavola apparecchiata, il vino rosso, una parmigiana di melanzane, un bambino che ride dentro una tinozza.

E un soprannome che oggi fa ancora più male e più tenerezza: Cozz.

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