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Tom Cruise a Roma presenta “L’ultimo samurai”: il reportage dalla conferenza stampa

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Scritto da Luca Cirillo in esclusiva per Palcoscenico
Con la collaborazione di Raffaella Ponzo
Foto della conferenza stampa di Luca Cirillo

Che Tom Cruise fosse ormai entrato nell’Olimpo delle star del cinema mondiale lo si sapeva già da anni. Film come “Magnolia”, “Eyes Wide Shut” e “Minority Report” lo avevano definitivamente consacrato come attore espressivo e versatile, smentendo quanti continuavano a considerarlo soltanto il bel ragazzo di Hollywood adatto ai film per teenager. Del resto, già nella prima parte della sua carriera aveva alternato successi come “Top Gun” e “Cocktail” a pellicole come “Nato il 4 luglio” e “Rain Man”.

Con “L’ultimo samurai”, diretto da Edward Zwick, Cruise affronta un’altra sfida, calandosi nel ruolo di Nathan Algren, veterano della Guerra civile americana ancora profondamente segnato dalle atrocità alle quali ha assistito.

Ingaggiato per addestrare il nuovo esercito dell’imperatore del Giappone, Algren si trova a combattere contro i samurai, nei quali finisce però per riconoscere qualcosa che mette in crisi tutte le sue certezze.

Durante il primo scontro viene catturato e condotto nel loro villaggio. Quella che dovrebbe essere una prigionia si trasforma lentamente in un viaggio dentro una cultura sconosciuta e, soprattutto, dentro la sua stessa coscienza. Algren si avvicina così sempre di più al rigoroso codice morale dei samurai e al Bushido.

Ed è a questo punto che il film pone la sua domanda più interessante: chi sono davvero i “buoni” e chi i “cattivi”?

Tra spettacolari scene di battaglia e atmosfere che richiamano tanto il grande western americano quanto il cinema di Akira Kurosawa e “I sette samurai”, “L’ultimo samurai” è anche una grande prova fisica per Cruise, che per prepararsi al ruolo si è sottoposto a durissimi allenamenti.

Tom Cruise arriva a Roma

Alla conferenza stampa romana, organizzata all’Hotel Hassler, a Trinità dei Monti, insieme con Tom Cruise c’erano il regista Edward Zwick e Hiroyuki Sanada. E c’eravamo anche noi di Palcoscenico.

La star, naturalmente, era Cruise: sorridente, disponibile, pronto a rispondere alle domande e persino a scherzare sugli inevitabili piccoli imprevisti della conferenza, dai telefoni che continuavano a squillare a qualche animata discussione tra giornalisti per conquistare la parola. Comportamenti, verrebbe da dire, decisamente poco in linea con il “Bushido” appena visto sul grande schermo.

Cruise sottolineò soprattutto l’enorme lavoro necessario per realizzare il film e raccontò con entusiasmo l’accoglienza ricevuta in Giappone da una pellicola dedicata alla storia e alle tradizioni del Paese, ma realizzata da occidentali.

L’attore spiegò anche quanto il viaggio compiuto dal suo personaggio lo avesse coinvolto personalmente. Nathan Algren cambia entrando in contatto con un mondo lontanissimo dal proprio e, nelle parole di Cruise, emergeva quanto anche lui fosse rimasto segnato da quell’esperienza cinematografica.

Il fascino dei samurai

A rendere ancora più suggestivo il film contribuisce un cast giapponese di grande livello. Accanto a Cruise troviamo Hiroyuki Sanada, già molto popolare in patria, e Ken Watanabe, che interpreta Katsumoto, il capo dei samurai destinato a instaurare con Algren un rapporto profondo e inaspettato.

Un ruolo fondamentale lo hanno anche le musiche di Hans Zimmer, già autore delle colonne sonore di film come “Il re leone”, “Rain Man” e “La sottile linea rossa”. Per “L’ultimo samurai” il compositore unisce sonorità orchestrali e strumenti della tradizione giapponese, accompagnando il viaggio di Algren in un Giappone sospeso tra il rispetto di una cultura millenaria e l’arrivo della modernità.

Presentato nel 2003, “L’ultimo samurai” sarebbe arrivato nelle sale italiane all’inizio del 2004, conquistando successivamente quattro candidature agli Oscar, tra cui quella a Ken Watanabe come miglior attore non protagonista.

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